Archivi categoria: Curiosità della Valle d’Aosta

Luigi Einaudi e la Cogne

Il 19 dicembre 1954 il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi chiudeva un suo scritto sulla riforma dell’IRI con questa nota pungente che riguarda la Regione Autonoma della Valle d’Aosta:

Cappella del complesso minerario di Colonna - Foto 2012 di Gian Mario Navillod.
Cappella del complesso minerario di Colonna – Foto 2012 di Gian Mario Navillod.
Abside della cappella del complesso minerario di Colonna - Foto 2004 di Gian Mario Navillod.
Abside della cappella del complesso minerario di Colonna – Foto 2004 di Gian Mario Navillod.
Complesso minerario di Colonna visto da valle - Foto 2012 di Gian Mario Navillod.
Complesso minerario di Colonna visto da valle – Foto 2012 di Gian Mario Navillod.
Complesso minerario di Colonna visto da monte - Foto 2012 di Gian Mario Navillod.
Complesso minerario di Colonna visto da monte – Foto 2012 di Gian Mario Navillod.

La regione Val d’Aosta, la quale si lamenta sempre di ciò che fa o non fa la Cogne, meriterebbe che lo stato le sbolognasse, pur di liberarsene, questa azienda, tale e quale, gratuitamente, anzi col regalo per soprammercato di un centinaio di milioni.

La Cogne Acciai Speciali dal 1° gennaio 1994 è passata alla gestione privata e vent’anni dopo la Regione Autonoma della Valle d’Aosta con deliberazione 612 del 2 maggio 2014  ha approvato le condizioni di trasferimento delle miniere di Cogne e del villaggio minerario di Colonna al comune di Cogne.

Putroppo in questi anni le strutture in cemento armato e laterizi abbandonate a loro stesse a 2400 metri di quota senza un minimo di manutenzione si sono rovinate.

Con il passare degli anni delle piccole infiltrazioni d’acqua hanno attraversare il manto impermebilizzante dei tetti  e poi si sono moltiplicate ed ingrandite. Peccato perché sarebbe bastato un poco di lavoro in più per tappare le prime falle e proteggere la struttura sottostante.

Il gelo ed il disgelo hanno fatto scoppiare i laterizi e l’umidità ha fatto arrugginire il ferro del calcestruzzo rendendo instabili le strutture. Chissà se ci sarà denaro a sufficienza per rendere nuovamente accessibile questo complesso unico in Europa.

Luigi Einaudi, Lo scrittoio del Presidente (1948-1955), Giulio Einaudi Editore, Torino, 1956, pag. 349

Valeria Allievi, Quello che resta, WHITE LABEL FILM, 2013

Il villaggio di Cleyva-Bella

Il villaggio di Cleyva-Bella/Clevabella di Chamois era un villaggio salasso?

Arrivando a Cleyva-Bella Clevabella di Chamois - Hic manebimus optime - Foto di Gian Mario Navillod.
Arrivando a Cleyva-Bella Clevabella di Chamois – Hic manebimus optime – Foto di Gian Mario Navillod.

Per ora non è possibile affermarlo con certezza, in loco si vedono solo alcuni rozzi allineamenti di pietre che solo l’occhio e la penna di Francesco Corni possono far rivivere. Continua la lettura di Il villaggio di Cleyva-Bella

A La Magdeleine case coperte di stoppia?

In un libro della prima metà del 1800 Attilio Zuccagni Orlandini riferisce che le povere case di La Magdeleine erano coperte da stoppia. Si tratta di un refuso o è possibile che si usasse allora paglia di segale per coprire i tetti come si usava un tempo in Danimarca?

… Antey La Magdelaine è un comune di recente formazione, poichè il suo territorio venne smembrato dall’altro Antey nel 1799. Di quel tempo gli si aggiunse il nome specifico La Magdeline, dal titolare di un suo pubblico Oratorio. Il meschino casale, che serve di capoluogo, è situato tra roccie scoscese, ed è composto di povere casette ricuoperte di stoppia.

Attilio Zuccagni Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia, Volume Quarto, Tipografia e calcografia all’insegna di Clio, Firenze 1837, pag. 592 Versione digitale disponibile a questo indirizzo: https://books.google.it/books?id=e-kNAAAAYAAJ&dq=Attilio%20Zuccagni%20Orlandini&hl=it&pg=PA592#v=onepage&q=Attilio%20Zuccagni%20Orlandini&f=false

I valdostani secondo De Tillier

Scorrendo gli scritti sulla Valle d’Aosta accade a volte di venir sfiorati dal dubbio che i più acuti censori degli abitanti della Valle d’Aosta siano proprio i valdostani stessi.

Valdostani del XXI secolo sulla vetta del Gran Paradiso.Gian Mario ed Eric Navillod sulla vetta del Gran Paradiso.
Valdostani del XXI secolo sulla vetta del Gran Paradiso.

Ecco cosa scrive l’insigne storico Jean-Baptiste de Tillier dei suoi concittadini: “Les Valdôtains ont toujours été dociles, très obéissants, très soumis, bons et fidèles sujets de leurs Princes Souverrains, courtois autant que leurs facultés limitées le leur permettent, francs, sincères et charitables envers les étrangers, bons amis et familiers entre eux, respectant infiniment la Justice, la Religion et les Ministres qui en sont les dépositaires, s’occupant sans bruit de leurs petites affaires et de leurs travaux.

I valdostani sono sempre stati docili, assai obbedienti, molto sottomessi, buoni e fedeli sudditi dei loro Sovrani Principi, cortesi quanto le loro facoltà limitate consentono loro, franchi, sinceri e caritatevoli verso gli stranieri, buoni amici e compagnoni tra di loro, rispettano infinitamente la Giustizia, la Religione ed i suoi Ministri che ne sono i depositari, si occupano senza rumore dei loro piccoli affari e dei loro lavori.

Jean-Baptiste de Tillier, Historique de la Vallée d’Aoste, note di Sylvain Lucat, Louis Mensio Ed., Aoste 1884, pag. 31 – versione digitale disponibile a questo indirizzo: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5747873m/f239.image

La macina del mulino di Chamois

Prima del 1955, anno nel quale venne inaugurata la funivia Buisson-Chamois, come arrivavano le macine al mulino di Chamois?
Lo racconta Serenella Brunello che nel 2007 intervistò un anziano abitante di Chamois.
Una delle macine del mulino di Chamois - Foto di Gian Mario Navillod.
Una delle macine del mulino di Chamois – Foto di Gian Mario Navillod.
Il tetto sfondato del mulino di Chamois nel 2015 - Foto di Gian Mario Navillod.
Il tetto sfondato del mulino di Chamois nel 2015 – Foto di Gian Mario Navillod.

Dal diario di Serenella Brunello:

“28 febbraio 2007

Emilio ricorda di aver partecipato nei primi anni 50 al trasporto da Buisson fino a Chamois di una grande macina.

Il peso era di circa 500 kg e per trascinarla su per gli … interminabili tornanti servivano ben 16 uomini di buona volontà e indiscutibile prestanza.

Dal racconto dettagliato di Emilio siamo riusciti a costruire un’illustrazione che permette di capire il complicato marchingegno con cui si riusciva a trascinare su per la mulattiera quella fenomenale ruota di pietra.

Sembra che la ciclopica impresa impegnasse i sedici valorosi per un’intera giornata … si portava sul poggio di Chamois un arnese che avrebbe assicurato per 10-12 anni il funzionamento del mulino dove si portavano a macinare i raccolti di segale, orzo e avena.”

Lavar le balle al toro

Lavar le balle al toro(1)pag. 55, secondo il racconto di Albino Imperial, doveva essere fatto il 2 di agosto dal lapaboura, il più giovane lavoratore dell’alpeggio.

Ecco come lo ricorda Bino, lapaboura all’età di 10 anni, nel 1954 nell’alpeggio di Chacard sopra Aosta.

“(Bino visto che non lo hai fatto prima, almeno il giorno della desarpa dovresti lavare le “balle” al toro); me lo dissero più che altro per provocarmi ma io, sull’onda dell’entusiasmo di quei giorni, accettai l’impegno” (2)pag. 80

“Feci intiepidire sul fuoco un secchio d’acqua e andai verso la stalla con il secchio e uno straccetto in mano deciso a rispettare i patti. Mi misi dietro al toro al quale feci una carezza sul dorso per entrare in contatto, poi, tenendomi ad una certa distanza, per evitare eventuali contraccolpi, iniziai l’operazione: con delicatezza passai lo straccetto intinto nell’acqua tiepida sui suoi testicoli senza ricevere nessun segnale particolare dall’interessato che si spostò comunque un po’ più di fianco e si limitò a guardarmi come a dire: che stai facendo? Mien e Berto che mi avevano seguito a distanza per vedere la scena annuirono soddisfatti con la testa: la missione era finalmente conclusa!”(3)pag. 82

Che ne è stato di Bino?

Si è laureato in fisica ed ha collaborato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, è stato ricercatore all’università di Ginevra e docente all’Università della Valle d’Aosta.

Tratto da: Albino Impérial, Lapaboura quell’estate in alpeggio a dieci anni, Tipografia Duc, 2014, Saint-Christophe, ISBN 978-88-87677-67-6

Note   [ + ]

Toponimi curiosi

Antecima della Tête-Entre-Deux-Sex e Grandes Jorasses - Foto di Gian Mario Navillod.
Antecima della Tête-Entre-Deux-Sex e Grandes Jorasses – Foto di Gian Mario Navillod.

Consultando la carta tecnica regionale della Regione Autonoma della Valle d’Aosta è possibile imbattersi in toponimi curiosi: consiglio agli interessati di consultare la CTR pubblicata in internet a questo indirizzo: http://geonavsct.partout.it/pub/geosentieri/.

Stralcio dalla carta tecnica regionale © della Regione Autonoma della Valle d’Aosta ( http://geonavsct.partout.it/pub/geosentieri/) coordinate UTM-ED50 347’810-5’077’330
Stralcio dalla carta tecnica regionale © della Regione Autonoma della Valle d’Aosta ( http://geonavsct.partout.it/pub/geosentieri/) coordinate UTM-ED50 347’810-5’077’330

Selezionando “Carta CTR” e scala 1:10’000 alle coordinate (UTM-ED50 347’810-5’077’330) compare una Tete-Entre-Deux-Sex che si accompagna al Pas-Entre-Deux-Sex, ai Lacs Entre-Deux-Sex ed al Torrent Entre-Deux-Sex, quattro toponimi che suonerebbero in italiano “Testa tra Due Sessi, Passo tra Due Sessi, Laghi tra Due Sessi e Torrente tra Due Sessi”. Continua la lettura di Toponimi curiosi

Il notaio e la strega

Nel 1449 Caterina de Chynal venne accusata dal Tribunale dell’Inquisizione di essere una strega e di aver provocato con i suoi poteri la morte del parroco di Montjovet. Il notaio Pantaleone Mistralis chiese di assumere la sua difesa e venne autorizzato a farlo a patto che si facesse carico delle spese del processo e di custodia dell’inquisita che era sua madre.

Pier-Giorgio Crétier, Notai a Saint-Vincent nel corso dei secoli, Saint-Vincent, 2007 Continua la lettura di Il notaio e la strega