Ru d’Arlaz e Challand Art

Tratto in alveo naturale del Ru d'Arlaz - Foto di Gian Mario Navillod.
Tratto in alveo naturale del Ru d’Arlaz – Foto di Gian Mario Navillod.

Un piccolo ramo del Ru d’Arlaz scorra ancora in alveo naturale e attraversa più volte Challand Art, quattordici opere di land art di Marco Della Valle nascoste nel bosco tra il lago di Villa e il Col d’Arlaz.

Alba delle matite opera di land art di Marco Della Valle a Challand Art - Foto di Gian Mario Navillod.
Alba delle matite opera di land art di Marco Della Valle a Challand Art – Foto di Gian Mario Navillod.

Accesso

Dall’uscita autostradale di Verrès seguire le indicazioni per la Val d’Ayas e un centinaio di metri dopo l’attraversamento delle condotte forzate girare a sinistra per Abaz e Montjovet. Proseguire lungo la strada per Montjovet fino al grande piazzale del Col d’Arlaz.

Lunghezza itinerario:  2.5 km circa
Quota parcheggio: 1030 m
Quota belvedere: 960 m
Dislivello: 70 m circa
In bici: sconsigliato
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Pensilina con tavolo da picnic lungo un ramo del Ru d'Arlaz - Foto di Gian Mario Navillod.
Pensilina con tavolo da picnic lungo un ramo del Ru d’Arlaz – Foto di Gian Mario Navillod.

Descrizione

Dal piazzale ci si avvia lungo la strada asfaltata che porta al campo di tzan, dopo una cinquantina di metri si trova il divieto di transito ai veicoli non autorizzati.  Si prosegue per pochi minuti sull’asfalto fino a arrivare ai margini del terreno da gioco. Una grande pensilina attrezzata con panchine, tavolo da picnic e cestini per i rifiuti permette di assistere alle competizioni al riparo del sole e della pioggia. Proprio a fianco una cartello della sentieristica, di relativa utilità non essendo fissato al piede, indica la giusta direzione per proseguire la passeggiata quando lo decide il vento, proprio come una banderuola.

Ramo del mulino del Ru d'Arlaz - Foto di Gian Mario Navillod.
Ramo del mulino del Ru d’Arlaz – Foto di Gian Mario Navillod.

Ci si avvia sul sentiero ai margini del campo da gioco, l’erba attutisce i passi e di quando in quando dai tombini si sente lo scorrere dell’acqua poi il ru torna in superficie e si divide, una ramo scende ripido verso il Mulino d’Arlaz, l’altro prosegue con minore pendenza tra due argini di pietra e cemento. Sulla destra, in alto, si vede lo Zerbion con la grande statua della Madonna posata sulla vetta. Il ru è largo una sessantina di centimetri, le spallette poco più di una spanna. A causa dell’erba alta e dei cespugli che crescono lungo il ru spesso ci si trova a camminare sugli argini e di tanto in tanto occorre saltellare da una argine all’alto per evitare rovi o rami troppo bassi.

Alcuni alberi che si incontrano girando intorno al campo di tzan non fanno parte della flora spontanea valdostana, altri sono facili da riconoscere: le betulle dalla corteccia bianca, i tigli che all’inizio dell’estate riempiono l’aria con il loro profumo. Sotto il ru cresce invece la flora spontanea: ciliegi selvatici, roverelle e frassini. Tra tante montagne spicca la punta affusolata del Mont Avic che ha dato il nome ad uno dei parchi più belli della Valle d’Aosta. Dopo quasi mezzo chilometro di alveo a cielo aperto il ru scompare sottoterra. Si prosegue in discesa lungo la pista di servizio fermandosi a metà strada per una pausa in un punto panoramico che è un vero e proprio balcone sul fondovalle: sulla sinistra si vede il lago di Villa, dall’altra parte della valle la strada che serpeggia con stretti tornanti per raggiungere il cuore del Parco del Mont Avic. Ai lati della strada si incontrano grandi larici e pini, dietro ad una curva dove il clima è più arido si vede una bella macchia di pini silvestri.

Cinquanta metri dopo l’incrocio con la sterrata che scende dal campo di tzan passando da Molignon il ru esce dalla tubazione per scorre nuovamente alla luce del sole. Un piacevole sentiero, solo in alcuni punti riservato agli escursionisti esperti, ne segue il corso. Chi preferisce evitare questi brevissimi tratti difficili e pericolosi può tranquillamente proseguire lungo la sterrata e poi sul sentiero Challand Art che incrocia più volte il ruscello.

La prima opera d’arte che si incontra si intitola Le Jardin des Kodama e ricorda gli spiriti degli alberi: tanti ciottoli levigati dall’acqua sembrano fiorire da una roccia levigata dai ghiacciai, i loro omologhi  aerei si muovono spinti dal vento e trattenuti da fili invisibili.

Cascatella del Ru d'Arlaz - Foto di Gian Mario Navillod.
Cascatella del Ru d’Arlaz – Foto di Gian Mario Navillod.

Il sentiero che segue il ru si restringe poco a poco e le felci tendono a chiuderlo ancor di più. Arrivati alla cascatella alta alcuni metri si consiglia agli escursionisti più prudenti di tornare sui propri passi, il ru prosegue in alveo naturale e solo per pochi metri scorre in grosso tubo di plastica tagliato a metà.

Tratto di alveo in plastica di un ramo del Ru d'Arlaz - Foto di Gian Mario Navillod.
Tratto di alveo in plastica di un ramo del Ru d’Arlaz – Foto di Gian Mario Navillod.

Si incrocia nuovamente il sentiero principale. Il ru prosegue per un centinaio di metri poi divalla in mezzo ai rovi in direzione del Lago di Villa.

Castello di Villa dal belvedere di Challand Art - Foto di Gian Mario Navillod.
Castello di Villa dal belvedere di Challand Art – Foto di Gian Mario Navillod.

Le persone dalla gambe più allenate possono proseguire lungo il sentiero principale dove sono esposte le opere di Challand Art e scendere fino al lago di Villa, tutti gli altri possono fermarsi al belvedere sul castello di Villa dove inizia la ripida discesa e rientrare al parcheggio scoprendo le opere di land art che Marco Della Valle ha creato nel bosco.

Boite à terroir opera di land art di Marco Della Valle a Challand Art - Foto di Gian Mario Navillod.
Boite à terroir opera di land art di Marco Della Valle a Challand Art – Foto di Gian Mario Navillod.

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