Filtro del Ru Pilaz di La Magdeleine alla presa sul torrente Charey – Foto di Gian Mario Navillod.
Il canale di irrigazione di Pilaz raccoglie le acque del Torrente Saverou/Souverou e quelle che scendono dal lago Charey/Charrey. Con una conduttura sotterranea le porta fino al Col Pilaz dove il ru si divide in due rami: il primo serve il Lago Croux e la parte occidentale del comune di La Magdeleine, il secondo scende a ponente del villaggio di Vieu/Viù. Continua la lettura di Ru Pilaz→
Il Tantané e la parete rocciosa della Beurta Teta, la Brutta Testa di La Magdeleine – Foto di Gian Mario Navillod.
La pareidolia (dal greco εἴδωλονèidōlon, “immagine”, con il prefisso παρά parà, “vicino”) tende a ricondurre a forme note degli oggetti o profili dalla forma casuale. Continua la lettura di Pareidolia in Valle d’Aosta→
Tratto in cemento armato del Ru Marseiller – Foto di Gian Mario Navillod.
Percorrere il Ru Marseiller è come fare un viaggio nel tempo fino al basso medioevo. Nel XV secolo il ru fu costruito per portare l’acqua di fusione dei ghiacciai del Cervino fino ai pianori assolati ed aridi di Verrayes e Saint-Denis. Continua la lettura di Ru Marseiller→
Negli anni cinquanta del novecento in inverno in casa Mannoni si mangiava polenta e uccelli tre quatto volte la settimana. Pettirossi, cinciallegre, fringuelli cardellini uccisi con le trappole o presi a fucilate si appendevano per il becco all’aperto dove il gelo invernale li conservava fino al momento di utilizzarli in cucina. Lepri, tassi e scoiattoli si mangiava a settembre mano mano che venivano cacciati. Le cosce della volpi erano molto apprezzate tanto da essere spacciate per cosce di lepri1. Si raccoglievano anche i gamberi di acqua dolce e le rane da friggere in padella.
Renato Mannoni, Il bambino che diventò cavatore, Tipografia Duc, Saint-Christophe, 2011, ISBN 978-88-87677-56-0, p. 32[↩]
Hedera distingues – incisione di epoca romana sotto la chiesa di Châtillon – Foto di Gian Mario Navillod.
Attentato alla chiesa di Châtillon titolerebbero oggi i mezzi di informazione, ma in Valle d’Aosta tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1968 vivevano adolescenti che giocavano con micce e detonatori sottratti alle cave di marmo dove lavoravano i loro genitori.
La cappella e il lago e la diga di Cignana dal sentiero per il Col di Fort – Foto di Gian Mario Navillod.
“Con quella obiettività che mai si deve dipartire da un sereno esame tecnico dobbiamo riconoscere che delle grandi società che hanno ottenuto concessioni idrauliche in Valle d’Aosta, l’unica che sino ad oggi abbia messo allo studio e realizzato un congegno di impianti idroelettrici razionali e veramente geniali è la Società Idroelettrica Piemonte“1 così scriveva nell’immediato dopoguerra2 l’ing. Annibale Torrione. Era uno che se ne intendeva, nel 1950 scriverà un’opuscolo edito dalla CGIL sullo “sfruttamento idroelettrico delle acque della Valle d’Aosta“3. I grandi impianti idroelettrici avevano due obiettivi: produzione di energia elettrica per far funzionare le fabbriche e dar lavoro agli operai, creare riserve d’acqua per l’irrigazione.
“C’è solo da augurarsi che il grande Santuario possa un giorno ripopolarsi di visitatori, seguendo i tracciati da realizzare e percorsi organizzati per turisti, al fine di permettere visite di comitive … nella nuova luce di un passato che non poteva più continuare a rimanere nascosto sotto la vegetazione in un silenzio … di tomba“1
Le macine della Valmeriana – Foto di Gian Mario Navillod.
Le macine della Valmeriana sono ricavate dalla pietra ollare, una pietra che prende il nome dal latino “olla“, pentola, perché è stata utilizzata sin dalla preistoria per realizzare oggetti che resistessero al calore come pentole, stufe2 e stampi per le fusioni. Grazie alla sua bassa durezza e alla facile lavorabilità in antichità sono stati costruiti persino dei bracciali in pietra ollare3. Continua la lettura di Le macine della Valmeriana→
Mario Catalano, Santuario astronomico delle ruote cosmiche in Val Mariana, Diffusioni Grafiche SpA, Villanova Monferrato, 2002, pag. 10[↩]
Nel 1838 il comune di Champorcher affidò all’artista Perruchon la costruzione di una stufa in pietra ollare per scaldare la scuola e la sala del consiglio – in Fausta Baudin, Champorcher la storia di una comunità dai suoi documenti, Arti Grafiche Duc, Aosta, 1999, pag. 204[↩]
Paolo Castello, Stefano de Leo, Pietra ollare della Valle d’Aosta: caratterizzazione petrografica e inventario degli affioramenti, cave e laboratori in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, 2007,18, Aoste, versione digitatale disponibile qui. – Pag. 53[↩]
Ghiacciaio di Laveciäu sulla via normale al Gran Paradiso – Foto di Eric Navillod.
Salire di quota non è solo viaggiare nello spazio, è anche un viaggiare nel tempo, e viaggiare nel tempo è uno dei desideri più forti che abbiamo nel nostro cervello. Continua la lettura di Pensieri in alta quota→