La Batteria di Machaby e Napoleone

Strada militare Arnad Machaby in autunno - Foto di Gian Mario Navillod.
Strada militare Arnad Machaby in autunno – Foto di Gian Mario Navillod.

Anche se Napoleone non l’ha mia vista merita il viaggio la passeggiata lungo la strada militare della batteria di Machaby.

Due chilometri a salire e due a scendere per un dislivello totale di circa 200 metri.

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Interno della Caserma Lucini prima del restauro - Foto di Gian Mario Navillod.
Interno della Caserma Lucini prima del restauro – Foto di Gian Mario Navillod.

Curiosità

La caserma difensiva di Machaby è stata costruita intorno agli anni 1880 e serviva, unitamente alla batteria del villaggio Lo Fort, ad impedire alle truppe nemiche di aggirare il forte di Bard, riedificato negli anni 1830/38 dopo essere stato completamente raso al suolo per volere di Napoleone.

L’armata di riserva che dal 19 maggio al primo giugno 1800 dovette aggirare la fortezza si ritiene non abbia percorso questo vallone alle spalle di Arnad ma si sia tenuta più in basso passando alle spalle della Barma di Ban e sia salita da questa ad Albard di Bard lungo questo  sentiero che  oggi si percorre a fatica a causa della mancanza di manutenzione.

La batteria era armata con cannoni a retrocarica in ghisa dal calibro di 150 mm e con gittata di 8000 m.

Interno della Caserma Lucini dopo il restauro - Foto di Gian Mario Navillod.
Interno della Caserma Lucini dopo il restauro – Foto di Gian Mario Navillod.

Anche se abbandonate da tempo le fortificazioni hanno lasciato una traccia nella memoria della gente di Arnad. Ecco alcune testimonianze tratte da Arnad in Valle d’Aosta quasi un secolo di memoria di E. Noro e A. Champurney, edito da Priuli & Verlucca (p. 116, 201)

Bonel Luigia, n. 1906

… Il forte militare sopra Matsabé l’hanno costruito nel 1888, c’erano dei soldati ed avevano anche dei cannoni ed ho sentito raccontare che ogni tanto sparavano, poi durante la guerra del 1915-18 sono venuti molti soldati ed hanno fatto scendere i cannoni giù per la roveu’a (frana). Al kouarté (caserma militare) c’erano delle campagnie di militari, facevano sempre delle grandi quantità di pasta e molti venivano su dal paese con dei barakin (pentolini) per prendere la pasta che i soldati avanzavano, tanto loro l’avrebbero buttata, qualcuno per mangiarla ed altri per darla ai maiali …

Rolland Gasparina, n. 1915

… Mi ricordo molto bene dei soldati che erano di guardia alla caserma di Matsabé, al forte ed al forte di La Cou. Ultimamente erano in pochi e una donna di Bard che chiamavano Gin è stata l’ultima guardiana. Il kouarté (caserma) era allora molto ben tenuta con delle belle stanze con il pavimento in legno, la hiterna (cisterna) per l’acqua e più sotto c’erano anche degli orti coltivati. I militari sono rimasti fino al 1920/22 ma la caserma è sempre stata chiusa a chiave fino all’ultima guerra. …

Bibliografia:

Luca Zavatta, Le Valli del Monte Rosa, ed. L’Escursionista, 2002
Dario Gariglio Mauro Minola, Le fortezze delle Alpi occidentali, ed. l’Arciere, 1994
Alfonso Bernardi, Le siège de Bard en 1800, 1989
E. Noro A. Champurney, Arnad in Valle d’Aosta quasi un secolo di memoria, Priuli & Verlucca, 1986

Post ante 18.04.2006 – ultimo aggiornamento 24.08.2026

Le macine della Valmeriana

C’è solo da augurarsi che il grande Santuario possa un giorno ripopolarsi di visitatori, seguendo i tracciati da realizzare e percorsi organizzati per turisti, al fine di permettere visite di comitive … nella nuova luce di un passato che non poteva più continuare a rimanere nascosto sotto la vegetazione in un silenzio … di tomba1

Le macine della Valmeriana - Foto di Gian Mario Navillod.
Le macine della Valmeriana – Foto di Gian Mario Navillod.

Le macine della Valmeriana sono ricavate dalla pietra ollare, una pietra che prende il nome dal latino “olla“, pentola, perché è stata utilizzata sin dalla preistoria per realizzare oggetti che resistessero al calore come pentole, stufe2 e stampi per le fusioni. Grazie alla sua bassa durezza e alla facile lavorabilità in antichità sono stati costruiti persino dei bracciali in pietra ollare3. Continua la lettura di Le macine della Valmeriana

  1. Mario Catalano, Santuario astronomico delle ruote cosmiche in Val Mariana, Diffusioni Grafiche SpA, Villanova Monferrato, 2002, pag. 10[]
  2. Nel 1838 il comune di Champorcher affidò all’artista Perruchon la costruzione di una stufa in pietra ollare per scaldare la scuola e la sala del consiglio – in Fausta Baudin, Champorcher la storia di una comunità dai suoi documenti, Arti Grafiche Duc, Aosta, 1999, pag. 204[]
  3. Paolo Castello, Stefano de Leo, Pietra ollare della Valle d’Aosta: caratterizzazione petrografica e inventario degli affioramenti, cave e laboratori in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, 2007,18, Aoste, versione digitatale disponibile qui. – Pag. 53[]

John Ruskin e il Cervino

Monte Cervino e bacino per l'innevamento artificiale al Colle Nord delle Cime Bianche – Foto di Gian Mario Navillod.
Monte Cervino e bacino per l’innevamento artificiale al Colle Nord delle Cime Bianche – Foto di Gian Mario Navillod.

John Ruskin, autore delle celebrata descrizione del Cervino come il più nobile scoglio d’Europa: “but it is somewhat curious that the most noble cliff in Europe which this eastern front of the Cervin is I believe without dispute1” (ma è alquanto curioso che il più nobile scoglio d’Europa, qual è il versante est del Cervino, credo senza contestazione, …) in gioventù non lo apprezzò particolarmente:  “Il Cervino ricordava troppo un obelisco egizio per piacermi2”.

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  1. versione digitale disponibile qui[]
  2. versione digitale disponibile qui[]

Gli impianti idroelettrici geniali della Società Idroelettrica Piemonte

La cappella e il lago di Cignana dal sentiero per il Col di Fort - Foto di Gian Mario Navillod.
La cappella e il lago e la diga di Cignana dal sentiero per il Col di Fort – Foto di Gian Mario Navillod.

Con quella obiettività che mai si deve dipartire da un sereno esame tecnico dobbiamo riconoscere che delle grandi società che hanno ottenuto concessioni idrauliche in Valle d’Aosta, l’unica che sino ad oggi abbia messo allo studio e realizzato un congegno di impianti idroelettrici razionali e veramente geniali è la Società Idroelettrica Piemonte1 così scriveva nell’immediato dopoguerra2 l’ing. Annibale Torrione. Era uno che se ne intendeva, nel 1950 scriverà un’opuscolo edito dalla CGIL sullo “sfruttamento idroelettrico delle acque della Valle d’Aosta3. I grandi impianti idroelettrici avevano due obiettivi: produzione di energia elettrica per far funzionare le fabbriche e dar lavoro agli operai, creare riserve d’acqua per l’irrigazione.

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  1. Annibale Torrione, Il problema idroelettrico valdostano, pag. 15 – versione digitale disponibile qui[]
  2. testo non datato, si presume del 1946[]
  3. Annibale Torrione, Lo sfruttamento idroelettrico delle acque della Valle d’Aosta – versione digitale disponibile qui[]