Archivi categoria: Curiosità della Valle d’Aosta

Le antiche misure del Ducato di Aosta

Alla vigilia della reintroduzione delle misure metriche nel Ducato di Aosta(1)Le misure metriche furono introdotte con legge del 2 novembre 1801 in tutta la Francia e la Valle d’Aosta dall’11 settembre 1801 all’11 aprile 1814 fece parte del Dipartimento della Dora del Primo Impero francese il Canonico Georges Carrel pubblicò un interessante opuscolo intitolato Lettres à ma soeur sur l’introduction des mesures métriques dans le duché d’Aoste (2)Georges Carrel, Lettres à ma soeur sur l’introduction des mesures métriques dans le duché d’Aoste, Imprimerie Damien Lyboz, Aoste, 1850, versione digitale disponibile qui (lettere a mia sorella sull’introduzione delle misure metriche nel ducato di Aosta), nel quale sotto forma di epistolario indirizzato alla sorella spiegava le origini del nuovo sistema e le tecniche di conversione per passare dal vecchio sistema di misura a quello nuovo.

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Tour du Pailleron

La Tour du Pailleron alla fine del 1800 era quanto rimaneva di un pagliaio  coperto da un tetto a due falde danneggiato da un incendio. Le sue precarie condizioni statiche indussero il sindaco di Aosta a proporne la demolizione nel 1884. Fortunatamente  il Ministero dell’Istruzione Pubblica fu di parere opposto e Alfredo d’Andrade poté aprire nel 1891 il suo cantiere di restauro seguendo le nuove teorie: “Il materiale diverso da quello impiegato, nel restauro serve ad impedire la confusione che altrimenti potrebbe succedere fra ciò che è genuino e ciò che si aggiunge“.(1)Maria Cristina Fazari, Una demolizione sventata e un restauro esemplare il caso della Torre del Pailleron ad Aosta, in Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Regione Autonoma della Valle d’Aosta n° 15 del 2018-19, pag. 64.

In una lettera del 1893 Alfredo d’Andrade esprime scarsa considerazione per gli amministratori di Aosta: “Non mi meraviglio punto che il Consiglio Comunale di Aosta parli della conservazione dei monumenti della città nel modo che ne ha parlato, ma quello che mi meraviglierebbe, se non sapessi essere l’avvocato Frassy altrettanto valdostano quanto la più parte dei suoi colleghi del Consiglio comunale, sarebbe che il suddetto si sia fatto il portavoce di quelle insulsaggini … Non occupiamoci dunque di quanto lassù si pensa di ciò che non intendono“.

Questo giudizio così severo sembra abbia tolto agli amministratori ogni velleità di intervento sulla torre che a più di centro anni dal restauro che l’ha salvata accoglie ancora i turisti con il colore sgargiante dei mattoni che stride con quello di pietra e calce usato in epoca romana. Basterebbe una mano di calce per rendere meno violento il contrasto, ma meglio non pensare a ciò di cui non si intende.

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Le liguacce di Antey

È divertente scoprire che un mio quasi omonimo, tale Johanne che abitava nel mio stesso villaggio, nella seconda metà del XIV secolo pagò quattro fiorini d’oro di multa a causa della sua lingua lunga:

Recepit a johanne de filley de Anthey quia iculpabatur verba ingiuriosa dixisse gentibus domini, IIII florenos auri bon ponderis.

“Ricevuti da Giovanni del Filey di Antey accusato di aver detto parole ingiuriose agli uomini del signore, quattro fiorini d’oro di buon peso.” Libera traduzione di Gian Mario Navillod.

La multa è stata annotata in un rotolo dei conti della castellania di Cly relativo agli anni 1376 – 1378 pubblicato da François-Gabriel Frutaz  in Notes et documents sur le fief et le château de Cly du 12e au 14e siècle, Imprimerie catholique, Aoste 1913, pag. 15.

Corso da Guida Ambientale Escursionistica

Il corso da guida ambientale escursionistica organizzato a Borgo Val di Taro: riflessioni sull’impatto europeo dell’intervento.

L’esempio di Borgo Val di Taro rappresenta un approccio sostenibile al problema dell’abbandono della montagna e, soprattutto, è replicabile a livello europeo?

Affrontare in modo sinergico il problema dell’abbandono della montagna può diventare una buona pratica a livello europeo?

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La casa di Moulie/Mouliye/Moulye

La casa di Moulie/Mouliye/Moulye - Foto di Gian Mario Navillod.
La casa di Moulie/Mouliye/Moulye – Foto di Gian Mario Navillod.

Immaginate una ampio catino roccioso, cosparso di massi, chiuso a monte da una parete liscia che verso nord si inclina, diventa strapiombante e fa da tetto ad una casetta sospesa nel vuoto, alla quale ora possono accedere solo gli alpinisti e che un tempo era l’abitazione di Victor-Amédé Demarchi soprannominato Lou Favret.

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Monte Emilius

Il monte Emilius deve il suo nome ad una gentile fanciulla

Fino al 1839 quello che ora chiamiamo Monte Emilius si chiamava “Pic des 10 heures”, la montagna delle dieci.

Rudere e Monte Emilius da La Magdeleine - Foto di Gian Mario Navillod.
Rudere e Monte Emilius da La Magdeleine – Foto di Gian Mario Navillod.

In quell’anno il canonico Georges Carrel salì sulla cima in compagnia di Emilie Argentier, allora quattordicenne, che divenne in seguito madre del dottor Anselme Réan, noto intellettuale valdostano. In suo onore la montagna venne ribattezzata Monte Emilius. Continua la lettura di Monte Emilius

La vendetta degli Zanzon/Changeons/Tzandon

André Ferré, Contes Légendes et Paysages du Val d'Aoste, Imprimerie Valdôtaine, Aoste, 1953, pag. 31
André Ferré, Contes Légendes et Paysages du Val d’Aoste, Imprimerie Valdôtaine, Aoste, 1953, pag. 31.

Un tempo, in un’età lontana, il torrente Moline, che divide in due i villaggi di Pontey, nutriva della sua frescura una magnifica porzione del territorio comunale. Dove si vede oggi un glair(1)Vasta distesa di sabbia e di ghiaia, frutto di inondazioni, fortunatamente già ricoperto da un bosco, una splendida distesa di vigne, che producevano il dolce cru del prié(2)Uva bianca comune in Valle d’Aosta copriva con le sue pergole dorate il suolo, cullata dalla melodia limpida e ridente delle acque del vallone Guiabiou(3)Guiabiou: indemoniato [NdT] che scorrevano verso la Dora.

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