Ru de la Plaine 3

Tratto a cielo aperto del Ru de la Plaine o di Saint-Vincent - Foto di Gian Mario Navillod.
Tratto a cielo aperto del Ru de la Plaine o di Saint-Vincent – Foto di Gian Mario Navillod.

Una breve passeggiata, solo qualche centinaio di metri,  per scoprire l’unico tratto del Ru de la Plaine che scorre ancora a cielo aperto. Cinque minuti di serenità accompagnati dal mormorio dell’acqua.

Lunghezza itinerario:  0,3 km circa
Quota partenza:  600 m circa
Quota arrivo:  600 m circa
Dislivello irrilevante
In bici: meglio di no.
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Accesso

Dall’uscita autostradale di Châtillon-Saint-Vincent seguire le indicazioni per Saint-Vincent centro. Alla prima rotonda prendere la seconda uscita, passare davanti al Casinò e proseguire in direzione Torino superando due rotonde. In via Ponte Romano, dove finisce la salita, girare a sinistra in via Battaglione Aosta e lasciare l’auto nel parcheggio vicino al pannello dedicato al Ru de la Plaine.
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Parcheggio lungo il Ru de la Plaine o di Saint-Vincent - Foto di Gian Mario Navillod.
Parcheggio lungo il Ru de la Plaine o di Saint-Vincent – Foto di Gian Mario Navillod.

Descrizione

Prendendo alla lettera il suggerimento di Pitagora evita le vie maestre, cammina per i sentieri che si legge sul pannello dedicato al Ru de la Plaine ci si avvia lungo il viottolo. Sulla destra si intravedono tra gli alberi due piccole costruzioni seminterrate dalle quali fluisce un rivolo d’acqua. Il ramo del ru che si incontra per primo è coperto da una griglia metallica ma poco più avanti si arriva al ramo principale che scorre a cielo aperto. Sulla sinistra si vede la grande lama d’acqua che scende scrosciando tra due argini di cemento prima di scomparire nel sottosuolo, a sinistra un ponticello permette si proseguire lungo il sentiero che porta nel parco delle terme nuove di Saint-Vincent.

Sentiero lungo il Ru de la Plaine o di Saint-Vincent - Foto di Gian Mario Navillod.
Sentiero lungo il Ru de la Plaine o di Saint-Vincent – Foto di Gian Mario Navillod.

Si cammina nell’ombra serena delle latifoglie, l’edera copre ampi tratti di terreno, in corrispondenza di una curva si incontra una panchina che fa da belvedere nella stagione fredda, quando le foglie cadono a terra e da luogo di meditazione nelle altre stagioni, quando l’acqua scorre proprio sotto la panchina. In pochi minuti si raggiungono i binari della funicolare dove il ru scompare sottoterra e prosegue tra viottoli e strade di modesto interesse storico ed architettonico. Si consiglia di ripercorrere i propri passi e di tornare all’auto.

Curiosità

Sui cartelli che illustrano il Ru de la Plaine si legge rû con un accento circonflesso sulla “u” che una grafia errata  del termine patois ru. Jean-Baptiste Cerlogne, il sacerdote che ha dedicato la vista allo studio del dialetto valdostano pubblicando nel 1907 il dizionario del patois valdostano preceduto da una piccola grammatica scrive ru, sostantivo maschile, senza alcun accento.

Poiché per la grammatica italiani i termini presi dalle lingue straniere sono invariabili due ru, rimangono due ru senza la esse finale che si utilizza in francese nella grafia del plurale.

Se qualche intellettuale valdostano ha pensato bene di complicare la grafia di un termine eccessivamente semplice rifacendosi magari all’uso francese dell’accento circonflesso che generalmente è una “s” che ha preso il volo e si è trasformata in accento come in fenêtre, in francese antico fenestre, o âne in francese antico asne, scrivendo rus, plurale francese di ru, “rû” è un peccato che tale errore venga  tramandato ai posteri come avvenne per il monumento dedicato a Jean-Baptiste Cerlogne.

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