
Il villaggio di Montaillou era un paesotto di montagna dei Pirenei francesi posto a 1300 metri di altitudine1. Nel 1300 era abitato da alcune centinaia di persone, nel XXI secolo i residenti sono scesi a qualche decina.
Emmanuel Le Roy Ladurie ha studiato l’eresia catara o albigese nel villaggio di Montaillou, in un testo di 600 pagine – limite imposto dall’editore, scrive l’autore nei ringraziamenti2.
Il libro analizza gli interrogatori dell’inquisitore Jacques Fournier3, monaco e in seguito abate dell’abazia di Fontfroide, nel 1317 vescovo, dieci anni dopo cardinale ed eletto Papa ad Avignone nel 1336 con il nome di Benedetto XII. Gli interrogatori oggetto dello studio sono raccolti in volume e conservati nella Biblioteca Vaticana 4.
Scrive Le Roy Ladurie che “I pecorai di Montaillou discutono volentieri di teologia, come nel midi del XIX e XX secolo gli agricoltori per un sì o per un no si metteranno a discutere di politica“5, un’abitudine condivisa con la Valle d’Aosta del XXI secolo quella della discussione politica, mentre in Italia si parla generalmente di cucina e in Gran Bretagna del tempo.
La creazione secondo i catari
Gli spiriti, attirati dal Maligno, cadono a terra, fitti come neve, da un buco del paradiso … il Padreterno all’inizio non si accorge di questa caduta generale, si stupisce e non comprende, poi si arrabbia e in tutta fretta tappa con il suo piedone il buco celeste. Ma con un po’ di ritardo: gran parte degli spiriti è già uscita dal paradiso celeste, cadendo a terra e divenendo vittima delle trappole muliebri e delle tuniche di carne umana preparate dai demoni.
Comincia in quell’istante la parte bassa del ciclo mitico: la metempsicosi. Gli spiriti lasciano i corpi umani e le tuniche di carne dopo la morte. Corrono il più presto possibile alla ricerca di un altro corpo, tormentati dalle fiamme demoniache … vogliono reincarnarsi, il più in fretta possibile, in un feto che diventerà una corpo animale o un corpo umano.
Le anime compiono un certo numero di salti da corpi animali a quelli umani poi riescono a chiudere il cerchio. Divenute anime di perfetti6 raccolgono i frutti di una vita ascetica; oppure, divenute eretiche all’ultimo, si avvalgono del consolamentum prima di morire. In questo caso dopo la morte risalgono in paradiso dal quale erano cadute … e quando tutte le buone anime avranno lasciato il nostro mondo per tornare in paradiso, sulla terra non ci saranno più uomini giusti … e la fine del mondo sarà possibile7 … Allora il Cielo cadrà sulla terra, [come temevano gli abitanti del villaggio di Asterix NdT].

Il consolamentum
Era la cerimonia con la quale si diventava diventare catari. Era amministrata da un perfetto o bonhomme: “Noi, i perfetti, possiamo assolvere qualsiasi uomo dai suoi peccati. Il nostro potere di assoluzione è uguale a quello posseduto dagli apostoli Pietro e Paolo, mentre la chiesa cattolica, non ha questo potere perché è mezzana e prostituta8” dichiara il bonhomme Guillaume Authié.
L’edura
Dopo il consolamentum, per essere sicuri che l’anima raggiungesse il paradiso senza peccato fermando il ciclo della reincarnazione ci si asteneva dal cibo e dai liquidi, era l’endura, una pratica che in qualche giorno portava alla morte per disidratazione. [Indeura nel dialetto valdostano significa sopportare NdR]
- Emmanuel Le Roy Ladurie, Montaillou, village occitan de 1294 à 1324, éd. revue e corrigée, Gallimard, 1982, ISBN 978-2-07-036213-4[↩]
- Ivi, p. 627 “i costi di stampa essendo ciò che sono nel 1975, l’editore ha fissato dei limiti insuperabili alle dimensioni dell’opera. Limiti tali che ho dovuto, ahimè, riportare gli elementi essenziali delle appendici in un articolo che conto di proporre alle rivista Études rurales.” – libera traduzione italiana di Gian Mario Navillod[↩]
- Ivi, pp. 10 e ss.[↩]
- Vat. lat. 4030 – versione digitale disponibile qui: https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.4030[↩]
- Ivi, p. 536, libera traduzione italiana di Gian Mario Navillod[↩]
- Il perfetto o bonhomme “è puro, non mente, non mangia carne né formaggio, non va a letto con le donne, non prende oro o denaro altrui“, ivi, p. 540, libera traduzione italiana di Gian Mario Navillod[↩]
- Ivi, p. 609-610, libera traduzione italiana di Gian Mario Navillod[↩]
- Ivi, p. 469, libera traduzione italiana di Gian Mario Navillod[↩]