Il Gran San Bernardo luogo di tormento

L’ospizio del Gran San Bernardo visto dall’Italia – Foto di Gian Mario Navillod.
L’ospizio del Gran San Bernardo visto dall’Italia – Foto di Gian Mario Navillod.

Il Gran San Bernardo luogo di tormento. Così è descritto in un testo pubblicato nel 1878 da William Stubbs, vescovo e storico inglese.

‘Even amidst the wearisome sameness of the Canterbury letters we now and then get a glimpse of life, such as in the letter of Master John from Lombardy, when he explains why he could not write from the Great S. Bernard. ‘Anche in mezzo alla monotonia tediosa delle lettere di Canterbury ci sono ed è possibile trarre scorci di vita, come nella lettera di Master John dalla Lombardia, che spiega perché non ha potuto scrivere dal Gran San Bernardo.
“Pardon me for not writing. “Perdono per non aver scritto
I have been on the Mount of Jove; on the one hand looking up to the heavens of the mountains, on the other shuddering at the hell of the valleys; feeling myself so much nearer to heaven that I was more sure that my prayer would be heard. Sono stato sul Monte di Giove (il Gran San Bernardo NdT); da una parte guardavo in alto i cieli sulle montagne, dall’altra rabbrividivo all’inferno delle valli; mi sentivo così vicino al cielo che ero sicuro che la mia preghiera sarebbe stata ascoltata.
“Lord,” I said; “restore me to my brethren, that I may tell them, that they come not into this place of torment.” “Signore,” dissi; “restituiscimi ai miei fratelli, perché io possa dire loro, che non vengano in questo luogo di tormento.”
Place of torment, indeed, where the marble pavement of the stony ground is ice alone, and you cannot set down a foot safely; where, strange to say, although it is so slippery that you cannot stand, the death, into which there is every facility for a fall, is certain death. Luogo di tormento, infatti, dove il suolo sassoso pare un pavimento di marmo ma è solo ghiaccio, e non e possibile posare il piede in modo sicuro; dove, strano a dirsi, sebbene è così scivoloso da non poter restare fermi, la morte che qui è sempre facilitata da una caduta, è morte certa.
I put my hand in my scrip, that I might scratch out a syllable or two to your sincerity; lo, I found my ink-bottle filled with a dry mass of ice: my fingers, too, refused to write: my beard was stiff with frost, and my breath congealed into a long icicle. Ho messo la mano nella mia bisaccia, per poter scrivervi una sillaba o due; ecco, ho trovato la mia bottiglia di inchiostro riempita con una massa solida di ghiaccio: anche le mie dita, si sono rifiutate di scrivere: la mia barba era rigida dal gelo, e il mio respiro congelato in un lungo ghiacciolo.
I could not write the news I wished.’ Non ho potuto scrivere mie notizie come avrei voluto.’
But this is a digression, and such scraps are not common … Ma questa è una digressione, e simili frammenti non sono comuni …

Testo tratto da: Seventeen lectures on the study of medieval and modern history and kindred subjects (1886) by William Stubbs – traduzione italiana di Gian Mario Navillod.

Il testo è disponibile secondo la Creative Commons Attribution-ShareAlike License; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi i Terms of Use e le Privacy Policy.

Coolidge precisa che l’autore è John de Bremble:

“Master John de Bremble, a monk of Christ Church, Canterbury, sent to Rome
on the business of his house. The letter is addressed to his sub-prior Geoffrey, and describes his passage of the Great St. Bernard in February 1188.”
“Mastro John de Bremble,un monaco della Chiesa di Cristo di Canterbury, scrive a Roma sulle attività della sua casa. La lettera è indirizzata al suo superiore Geoffrey, e descrive il suo passaggio del Gran San Bernardo nel febbraio 1188.”

William Augustus Brevoort Coolidge, Swiss Travel and Swiss-Guide Book, Longmans Green & Co., London 1889 pag. 8 – Versione digitale disponibile a questo indirizzo: http://doc.rero.ch/record/17156