Il curato di Champorcher e la moglie condivisa.

Nel basso medioevo la morale era molto più elastica da come la si immagina ora. Lo si intuisce osservando le allegre mensoline quattrocentesche del castello Sarriod de La Tour di Saint-Pierre dove una signora ed una signore mostrano ai visitatori, dal 1432, ciò di cui sono legittimamente orgogliosi: una bella patata e un grosso pisello. Anche i sacerdoti non facevano eccezione.

Nel 1420 i parrocchiani di Champorcher segnalarono al vescovo di Aosta Ogerio Moriset la condotta libertina del loro parroco. Il sacerdote teneva in casa una signora maritata e condividendo il suo giaciglio aveva messo al mondo due figli.

Il primo giugno 1420 l’interessato venne convocato a Bard e ammise davanti al rappresentante del vescovo la fondatezza della denuncia: da quattro anni viveva con Bertola, legittima sposa di Aimoneto Martignono di Bard e da questa relazione erano nati un figlio e una figlia.

A sua parziale discolpa il parroco aggiunse che il marito era d’accordo, prova ne era il fatto che di tanto in tanto saliva a Champorcher a rendergli visita(1)Roberto Nicco, La valle di Champorcher, Musumeci Editore, Aosta, 1987, pag. 35.

A Trento una paio di secoli prima, nella prima metà del 1200, era possibile rapire mogli consenzienti e mandare quelle legittime in villeggiatura. “Donna Fior d’Oliva, sua moglie, era bella, paffuta e mia famigliare e devota. Era di Trento, moglie di un notaio, da cui ebbe due bellissime figlie; e Nazario la rapì al marito suo quando fu Podestà di Trento, e, consentendolo essa, la condusse a Lucca, e mandò sua moglie, che viveva ancora, in un certo suo castello, dove stette sino alla morte. (2)Cronaca di Fra Salimbene Parmigiano dell’Ordine dei Minori e volgarizzata da Carlo Cantarelli, Vol. I, Parma, Luigi Battei Editore, 1882, pag. 63, versione digitale disponibile qui

Post del 30.08.2020 ultimo aggiornamento 20.09.2020

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