Ru de Chevrère et Montjovet

Presa del Ru de Chevrère et Montjovet sul Torrente Chalamy - Foto di Gian Mario Navillod.
Presa del Ru de Chevrère et Montjovet sul Torrente Chalamy – Foto di Gian Mario Navillod.

Introduzione.

L’opera di presa sul torrente Chalamy da sola vale il viaggio:  ci si trova avvolti da schizzi d’acqua limpidissima e circondati da una foresta balsamica, nel cuore del Parco Regionale del Mont Avic. Lungo i sette chilometri del ru si scoprono una sacco di cose interessanti: le sculture e l’altoforno dell’Alpe Servaz, le passerelle panoramiche, la miniera di Herin.

Tra l’Alpe Servaz e l’Alpe Costà si trova il tratto più bello dove il ru scorre ancora in superficie per quasi due chilometri e mezzo.

Cascate del Torrente Chalamy alla presa del Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Cascate del Torrente Chalamy alla presa del Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Lunghezza (solo andata): 7.5 km
Quota partenza: 1250 m circa (Parcheggio Covarey)
Quota arrivo: 1550 m circa (Presa Chalamy)
Scarico del ru: 1425 m (sotto Herin)
Dislivello: 300 m

In bici: meglio di no.
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Parcheggio di Covarey a Champdepraz - Foto di Gian Mario Navillod.
Parcheggio di Covarey a Champdepraz – Foto di Gian Mario Navillod.

Accesso

Dall’uscita autostradale di Verrès proseguire sulla statale 26 in direzione Aosta per 5 minuti poi seguire le indicazioni per il Parco del Mont Avic, attraversare il ponte sulla Dora Baltea e proseguire lungo la strada asfaltata che risale tutto il vallone fino al villaggio di Covarey dove si lascia l’auto nell’ampio parcheggio sulla destra o a bordo strada.

Scaletta in pietra sul sentiero di accesso al Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Scaletta in pietra sul sentiero di accesso al Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Accesso al ru per gambe allenate.

Dal parcheggio si prosegue per un centinaio di metri lungo la strada asfaltata che porta al villaggio di La Ville. All’altezza del Centro Visitatori del parco del Mont Avic si imbocca la ripida strada acciottolata che si stacca sulla destra, l’erba cresce tra le pietre dando un aspetto molto naturale e gradevole alla strada che finisce all’altezza delle ultime case. Si attraversa il ruscello e si prosegue lungo il sentiero che diventa sempre più stretto mano a mano che si sale. A sinistra si vede la sagoma aguzza del Mont Avic, si direbbe il canino di un enorme drago.  Il bosco misto offre riparo dai raggi diretti del sole. Dove termina l’arginatura in pietre e cemento del ruscello che ritrova il suo alveo naturale la pendenza aumenta e si trovano i primi gradini.

Passerella metallica sul Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Passerella metallica sul Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Le scalette realizzate in pietra sono ancora in ottimo stato, invece alcuni gradini realizzati in legno sono scomparsi, trasformati in humus dall’ecosistema del bosco, altri stanno marcendo ma svolgono ancora la loro funzione, solo pochi sono ancora perfettamente efficienti come quelli in pietra utilizzati nei sentieri storici dai nostri avi.
Dopo un tratto leggermente esposto al bivio si prende a sinistra, il sentiero di destra porta alla Via Ferrata di Covarey. Si prosegue fino al pianoro dove termina la ferrata e sempre tenendo la sinistra si segue il sentiero che con  facili tornanti attraversa il bosco di pini fino ad arrivare al ru.

Scultura in pietra all'Alpe Servaz di Champdepraz - Foto di Gian Mario Navillod.
Scultura in pietra all’Alpe Servaz di Champdepraz – Foto di Gian Mario Navillod.

Accesso al ru per gambe non allenate

Dal parcheggio di Covarey si prosegue per trecento di metri lungo la strada asfaltata che finisce nel piccolo parcheggio del villaggio di La Ville. Seguendo le indicazioni dei cartelli gialli della sentieristica si prosegue lungo la sterrata che sale verso l’alpeggio de La Servaz. Si cammina in pieno sole tra i pascoli, poi l’ombra di una macchia di latifoglie offre un po’ di riparo dal caldo estivo e gli spruzzi d’acqua di una cascatella rinfrescano gli escursionisti che transitano sul ponte. Dopo un centinaio di metri si lascia la sterrata per il sentiero che sale verso Praz-Orsie e il Col Varotta. Si cammina all’ombra delle resinose, il sentiero è ampio e ben manutenuto, in alcuni tratti la pendenza si accentua ma in una mezz’oretta senza grande fatica si arriva al ru.

Condotta sospesa del Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Condotta sospesa del Ru de Chevrère et Montjovet nel Valey dou Cortà – costruita verso il 1975 per evitare i danni provocati dalla caduta massi nel vallone – Foto di Gian Mario Navillod.

Passeggiata verso la presa

Seguire verso sinistra le frecce gialli della segnaletica escursionistica. Si arriva ben presto ad una prima passerella metallica lunga una dozzina di metri che porta ai piedi di una cascatella. Sotto la cascata il ru scorre intubato e coperto da una gettata di calcestruzzo per evitare che la caduta dei sassi lo danneggi. Nell’aria si sente il profumo balsamico dei pini. In autunno le foglie dei sorbi montani (Sorbus aria) punteggiano  di giallo intenso il verde compatto del bosco di conifere. D’un tratto il ru si stacca da terra e passa dall’altra parte del vallone appeso ad un cavo metallico.

Mentha longifolia lungo il Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Mentha longifolia lungo il Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Si scavalca il ruscello su una passerella in legno e si incontrano le prime paline che delimitano il Parco Regionale del Mont Avic. Le acque del ru tornano in superficie, scorrono in una sezione metallica quadrata di circa 40 centimetri di lato, quasi in silenzio, si sente appena qualche gorgoglio. La pendenza in questo punto è stata calcolata con molta cura. Gli elementi in acciaio lunghi circa un metro hanno permesso di seguire con precisione l’alveo originale e tante piccole curve accompagnano il sentiero. Nel vallone seguente il profumo inconfondibile della Mentha longifolia solletica il naso e le farfalle autunnali si posano sugli ultimi fiori per suggerne il nettare.

Grosso masso lungo il Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Grosso masso lungo il Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Il tratto di ru a monte della cascatella si fa più ripido, l’acqua scende veloce in alveo naturale, l’argine a valle e rinforzato da trattenuta da muretti di pietra e malta larghi un paio di spanne. Camminando sull’argine a valle si comincia a sentire il rombo del torrente che scorre nel fondovalle. L’argine si ferma contro un grosso masso, il ru invece continua a scorrere placidamente sotto la roccia.

Ponte in legno sul Valei de la Serva - Foto di Gian Mario Navillod.
Ponte in legno sul Valei de la Serva – Foto di Gian Mario Navillod.

Nei pressi dell’Alpe Serva/Servaz Desot si consiglia di lasciare temporaneamente il corso del ru e scendere lungo il sentiero che porta all’alpeggio. Dopo il suggestivo ponte in legno che attraversa il Torrente del Lago Gelato si entra in un piccolo museo. Un artista espone le sue opere tra i fabbricati: una tenera maternità scolpita nella pietra, dei volti enigmatici che guardano lontano, delle curiose figure che escono dai tronchi.

Terrapieno sul Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Terrapieno sul Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Dall’altra parte del torrente il ru scorre intubato sotto un terrapieno largo un metro e mezzo. Si passa vicino ad un vecchio altoforno dove si trovano ancora i resti di antiche fusioni, si passa a fianco del dissabbiatore, poi si è avvolti in una nuvola di goccioline d’acqua che sale dalle cascate del Torrente Chalamy.

Scorie dell'altoforno della Servaz lungo il Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Scorie dell’altoforno della Servaz lungo il Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

L’opera di presa è scavata nella roccia proprio dove cambia l’aspetto del torrente. A monte l’acqua cristallina scende gorgogliando tra le conifere, a valle si divide in mille schizzi rombando tra le cascate del torrente.

Cascate del Torrente Chalamy alla presa del Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Cascate del Torrente Chalamy alla presa del Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Si lascia a fatica questo luogo di straordinaria bellezza ma ci sono ancora diversi chilometri da percorrere lungo il corso de ru prima di raggiungere il villaggio di Herin.

Si ripercorrono i propri passi fino ad arrivare a monte della Via Ferrata di Covarey, si attraversa una pietraia dalla quale si vede in lontananza il castello di Verrès, sopra di esso a sinistra il Col Fenêtre di Arnad dove fiorisce la peonia officinale e a destra il Col Dondeuil dietro il quale si apre il vallone di San Grato, un museo all’aperto di architettura Walser.

Si attraversa una parete rocciosa dove il ru era letteralmente scavato nella roccia, ora scorre in tubo di plastica sul quale è stata passa una passerella metallica sospesa su di un precipizio alto qualche centinaio di metri.

Dall’altra parte si trova la vecchia pista utilizzata dagli scavatori per interrare il ru. Anni di abbandono hanno consentito alla vegetazione di ricoprire la terra smossa, si cammina su di un viottolo circondato da erbe alte, esposto in pieno sole.

Felci lungo il Ru de Chevrère et Montjovet (Pteridium aquilinum) - Foto di Gian Mario Navillod.
Felci lungo il Ru de Chevrère et Montjovet (Pteridium aquilinum) – Foto di Gian Mario Navillod.

Poco più avanti si attraversa un fitto bosco di pini, l’ombra profumata di resina rende meno faticosa la passeggiata. In autunno le felci  colorano il sottobosco e nelle radure si incontrano profili curiosi che vi osservano da tronchi cadenti.

Sguardo curioso lungo il Ru de Chevrère et Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Sguardo curioso lungo il Ru de Chevrère et Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Dopo l’ultima passerella metallico si arriva ad un bivio: a destra il sentiero che segue il ru, a sinistra la pista forestale costruita qualche metro a monte.

La miniera di Hérin dopo una nevicata primaverile - Foto di Gian Mario Navillod.
La miniera di Hérin dopo una nevicata primaverile – Foto di Gian Mario Navillod.

La vegetazione si chiude sopra il sentiero, a monte resistono ancora alcuni muretti in pietra a secco del vecchio ru e in breve si sbuca sui pascoli sotto il villaggio di Herin. In alto si distinguono i fabbricati della miniera e le strisce rosse degli scarti di lavorazione che scendono tra i boschi.

Ru de Chevrère et Montjovet sotto il villaggio di Hérin - Foto di Gian Mario Navillod.
Ru de Chevrère et Montjovet sotto il villaggio di Hérin – Foto di Gian Mario Navillod.

L’acqua del ru torna in superficie in un piccolo canale costretto tra gli argini di pietra e malta. A fianco una pista agricola accompagna il corso dell’acqua fin sotto il villaggio dove il ru rientra nei tubi di plastica per poi gettarsi nell’impluvio del torrente Pialong/Piallong.

Curiosità

Fino alla metà del XIX secolo il ru oltrepassava il torrente Pialong/Piallong e proseguiva a monte del villaggio di Travesière. Si vedono ancora aggrappati alle pareti rocciose i grandi pilastri in muratura che sostenevano il canale.

Resti della teleferica della miniera di Herin di Champdepraz - Foto di Gian Mario Navillod.
Resti della teleferica della miniera di Herin di Champdepraz – Foto di Gian Mario Navillod.

Il minerale estratto della miniera di Herin, sfruttata fino al 1957, veniva trasportato a valle da una teleferica. Tra il villaggio e lo scarico del ru si trovano ancora i vecchi cavi nascosti tra le piante. Seguendoli verso il basso si  arriva all’ultimo pilone costruito proprio sull’orlo del precipizio: un belvedere eccezionale su Verrès, Issogne ed Arnad ma molto pericoloso.

Bibliografia

Orfeo Cout, Le ru Chevrère et Montjovet: storia e attualità di un corso d’acqua, Tipografia parrocchiale, Issogne, 1998