Il mulino di Chamois

Una delle macine del mulino di Chamois - Foto di Gian Mario Navillod.
Una delle macine del mulino di Chamois  prima del restauro – Foto di Gian Mario Navillod.

Alzate gli occhi. Dall’altra parte del torrente, sopra le case vedete che il fianco della montagna alterna tratti più ripidi a tratti meno inclinati, è il segno che un tempo questa porzione di territorio era tutta coltivata, soprattutto campi di cereali che non hanno bisogno di irrigazione e che trasformati in pane erano la riserva alimentare che permetteva alle famiglie di Chamois di superare la brutta stagione.

Spighe nel rascard di Curien a Brusson - Foto di Gian Mario Navillod.
Spighe nel rascard di Curien a Brusson – Foto di Gian Mario Navillod.

Le vecchie case in legno sparse nel’abitato servivano alla lavorazione dei cereali, nei racard fatti di tronchi i covoni, che sono piccoli mazzi di spighe, finivano di essiccare poi erano battuti per separare la paglia dai chicchi. Nei grenier fatti di tavole di legno dove non passa neppure un filo d’erba venivano conservate le granaglie e dopo la panificazione i pani di segale.

Il grenier di Champvilliar lungo il Ru Pompillard - Foto di Gian Mario Navillod.
Il grenier di Champvilliar lungo il Ru Pompillard – Foto di Gian Mario Navillod.

In questo mulino ad acqua i cereali erano trasformati in farina. Non è sempre stato così: gli uomini primitivi sfracellavano i chicchi a colpi di pietra, le donne egizie li macinavano in ginocchio usando una specie di mattarello. Un paio di millenni fa sono entrate nell’uso le macine rotatorie: prima quelle casalinghe, più piccole che si facevano girare a mano, poi quelle più grandi che erano mosse dagli animali, dal vento e dall’acqua.

Macina a mano esposta nel museo di Lampedusa - Foto di Gian Mario Navillod.
Macina a mano esposta nel museo di Lampedusa – Foto di Gian Mario Navillod.

Nel medioevo non c’era castello che non avesse le sue macine a mano per trasformare il grano in farina in caso d’assedio.

Macina superiore - catillus (o ruota cosmica) della Valmeriana - Foto di Gian Mario Navillod.
Macina superiore – catillus (o ruota cosmica) della Valmeriana – Foto di Gian Mario Navillod.

Ma proprio nel medioevo i signori feudali si accorgono che il mulino è un ottimo strumento per far pagare le tasse ai contadini: fino a quando il contadino macina le granaglie a casa sua è difficile stabilire con sicurezza quanto grano ha raccolto. Se si impone a tutti i contadini di macinare solo nel mulino del signore non scappa più neppure un chicco alle tasse. Si tratta del diritto di banno o bannalità che consiste nell’obbligo da parte dei contadini di rivolgersi in esclusiva al loro feudatario, pagando il servizio, per l’uso del forno, del mulino, del verro o del toro.

Macina del mulino di Chevrère lungo il Ru de Champlong - foto di Gian Mario Navillod.
Macina del mulino di Chevrère lungo il Ru de Champlong – foto di Gian Mario Navillod.

Con l’estinzione dei diritti feudali i forni e i mulini sono diventati proprietà comuni. Alcuni sono comunali, altri di villaggio.

Petit-Arvou ponte acquedotto del Ru Champapon sul Torrente Parleaz - foto di Gian Mario Navillod.
La macina (pila) lungo il Ru Champapon – foto di Gian Mario Navillod.

All’interno di questo mulino trovate una macina ad asse verticale utilizzata per produrre farina e una ad asse orizzontale, come quella dei frantoi per le olive, la pila.

La pila era utilizzata in fondovalle per schiacciare mele e pere dalle quali si ricavava il sidro, una bevanda alcolica diffusa dove non cresce la vite e per schiacciare le noci dalle quali si ricavava l’olio di noci dove non cresce l’ulivo. La pila serviva anche a pestare i cerali da utilizzare nella minestre o a separare le fibre tessili della canapa dalla corteccia.