Gilliarey

L'Oratorio di Gilliarey, il belvedere che preferisco in tutta la Valtournenche - Foto di Gian Mario Navillod.
La Cattedrale di Gilliarey al tramonto – Foto di Gian Mario Navillod.

Il Regno Repubblicano di Gilliarey è governato democraticamente da Sua Altezza Eminentissima il Signore di Gilliarey la cui stirpe da tempo immemorabile, ben prima degli aruspici dei Rasna chiamati dai greci Tirreni, scrutando le faville del fuoco acceso nel giorno più lungo dell’anno  osserva la direzione del vento tenendo ben salda la barra e constata stupita che tale attitudine non è particolarmente diffusa tra i rappresentati delle potenze vicine, usi a cavalcare le onde ed a lasciarsi trascinare dai venti.

Il falò di fine giugno a Gilliarey - Foto di Gian Mario Navillod.
Le faville  del fuoco acceso nel giorno più lungo dell’anno a Gilliarey – Foto di Gian Mario Navillod.

Sua Altezza Eminentissima il Signore di Gilliarey ha incaricato il suo Gran Ciambellano pro tempore e DSC(1)L’interpretazione autentica dell’appellativo onorifico di Gran Ciambellano DSC si trova in questo articolo: http://www.dislivelli.eu/blog/guida-escursio%E2%80%A6cosa.html, in sua assenza, di procedere alla raccolta cerimoniale dei fazzoletti di carta usati deposti dai fedeli sul sagrato della cattedrale, di vigilare sulla Biblioteca Nazionale, di tenere i rapporti con l’ONU, l’Unione Europea, la Repubblica Italiana, l’isola felice di Patuasia ed il Comune di  Bugliano (PI).

L'obolo per il vino da messa alla cappella di Gilliarey - Foto di Gian Mario Navillod.
L’obolo per il vino da messa alla cappella di Gilliarey – Foto di Gian Mario Navillod.

Il Gran Ciambellano pro tempore provvede al trasporto delle decime della valle del Cervino, gode della precedenza assoluta nella cerimonia del bacio della pantofola e assicura la pergamena per la redazione della Cronaca di Gilliarey, dalla preistoria ai giorni nostri, alla quale si dice si ispirò Fra Salimbene da Parma nella seconda metà del 1200 scrivendo tra l’altro che: “… si videro anche le imposture di miracoli di un certo Alberto, che stava a Cremona e che era stato un portatore e ad un tempo un tracannatore di vino, non che un peccatore; dopo la cui morte, come se ne faceva correr voce, operò molti miracoli … Di fatto, arrivato un tale da Cremona, che diceva d’aver portato una reliquia di questo S. Albero, cioè il dito mignolo del piede destro, accorsero affollati i Parmigiani, uomini, donne, ragazzi, ragazze, vecchi, giovani, chierici, secolari e tutti i Religiosi, e con processione lunga, infinita, portarono quel dito alla chiesa matrice … e collocato quel dito sull’altare maggiore s’accostò Anselmo Sanvitali, Canonico della cattedrale … e lo baciò. Ma sentito odore, cioè fetore d’aglio, e dettolo agli altri preti, s’accorsero anch’essi e riconobbero che erano stati gabbati, poiché non trovarono che fosse nulla fuorché uno spicchio di aglio.(2)Cronaca di Fra Salimbene Parmigiano dell’Ordine dei Minori e volgarizzata da Carlo Cantarelli, Vol. II, Parma, Luigi Battei Editore, 1882, pag. 45-47, versione digitale disponibile qui.

L’oratorio di Gilliarey – Foto di Gian Mario Navillod.

Perché sulla religione vi è poco da scherzare i vecchi consigliano di lasciare sempre una moneta per il vino da messa all’oratorio di Gilliarey.

Si dice che le monete lasciate dai viaggiatori all’oratorio di Gilliarey vengano utilizzate per le riparazioni più urgenti e per comperare il vino da messa per la cappella.

Poiché non tutti i vini sopportano bene l’invecchiamento a Gilliarey si racconta che i viaggiatori più fortunati siano di tanto in tanto invitati dal sagrestano a degustare le bottiglie meno giovani. Giusto per evitare cattive sorprese al sacerdote.

Note[+]