
Nel maggio 1800 il giovane Stendhal, allora diciassettenne, bivaccò sotto il Forte di Bard con il capitano Burelviller dell’Armata di Riserva di Napoleone.
Dopo una notte che lo segnò nel corpo ma non nello spirito, facendogli perdere temporaneamente l’uso di un occhio a causa di un assalto notturno di zanzare, aggirò la fortezza su di un sentiero che taglia le balze ripidissime della gola di Bard.

Un sentiero che è ancora percorribile nella parte alta e attraversa alcune linee di trincee che potrebbero essere state costruite nel 1709 da Gaspare Maria Ludovico Morozzo marchese della Rocca, ripristinati su progetto di Ignazio Raimondo Cochis del 1792 e parzialmente demolite dall’Armata di Riserva per allargare la mulattiera.
Il generale Oliviero descrive così il sentiero: “Il sentiero che da Féron conduce a La Bioula … fu scelto per la bisogna; 1500 soldati, aiutati dai contadini, furono impiegati il 22 e il 23 maggio per riempire valloncelli che si attraversano nella salita con le pietre prese dai vecchi trinceramenti che difendevano il sentiero; qualche tratto fu allargato e reso meno ripido; dei parapetti di pietra a secco furono costruiti … La partenza del sentiero dalla strada di fondovalle era al riparo dal forte, i francesi ne aprirono un tratto che partiva da una curva della strada, coperto dal fuoco, nel luogo dove c’era un pilone dedicato a Nostra Signora dai Sette Dolori. Questo tratto si riallacciava al sentiero principale nella regione detta Rond François1.
In questa mappa di Vincenzo Denisio disegnata nell’ultimo decennio del XVIII secolo è possibile farsi un’idea di come erano organizzate le difese di Bard. In questa mappa le opere di difesa sono disegnate con un maggior dettaglio.
Accesso
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Lunghezza itinerario: 1+1 km circa
Quota partenza: 650 m circa
Quota arrivo: 500 m circa
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Dislivello: 150 m circa
In bici: meglio di no.
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I ricordi di Stendhal
Traduco quanto ha scritto di quel passaggio avventuroso2 l’autore de La Certosa di Parma.
“Mi vedo bivaccare a una mezza lega dal forte, a sinistra della strada principale. L’indomani contai sulla faccia 22 punture di zanzara e un occhio del tutto chiuso.
Qui il racconto si confonde con il ricordo.
Mi pare che ci fermammo due o tre giorni sotto Bard. Temevo la notte a causa delle punture di quelle terribili zanzare, ebbi il tempo di guarire a metà. … Le terribili cannonate tra quelle rocce così alte, in una valle così stretta, mi facevano impazzire.
Finalmente il capitano [Burelviller3 NdT] mi disse: – passeremo su una montagna a sinistra, la strada è quella. – Ho saputo poi che quella montagna si chiama Albaredo.
Dopo una mezza lega sentii questo consiglio, passato di bocca in bocca: – Tenete la briglia dei vostri cavalli con solo due dita della mano destra così se cadranno nel precipizio non vi trascineranno con loro. – Diavolo! C’è del pericolo! – mi dissi. …

La strada o piuttosto il sentiero appena tracciato con le zappe [era sospeso sull’abisso NdT] … Ci si fermò su di una piccola piattaforma … Notai prima di lasciare la roccia che le cannonate di Bard facevano un fracasso spaventoso era del sublime, però un po’ troppo vicino al pericolo. L’anima invece di goderne in purezza era ancora occupata a tenersi ben salda.4”
Napoleone percorse lo stesso sentiero il 25 maggio 1800 e scese a Donnas fermandosi in frazione Rovarey dal Sig. Nicco, ricco possidente del luogo, dove fece riposare la guardia5.
L’assedio nel 1800 al Forte di Bard
Bibliografia
Roberto Sconfienza, Fortificazioni campali sulle Alpi occidentali e preesistenze territoriali in età moderna. I casi di Bard, Orgères e Bourg-Saint-Maurice, in Fortezze di Montagna, Atti della giornata di studi, Quaderni della Sezione Piemonte Valle d’Aosta – Istituto Italiano dei Castelli, n. 4, Torino 2024, ISBN 978-88-944353-7-5, pp. 25-75 – versione digitale disponibile qui
- Eugenio Antonio Olivero, Relation du siège de Bard en 1800, in XIV Bulletin de la Société Académique du Duché d’Aoste, Imprimerie Louis Mensio, Aoste, 1888, p. 139 – versione digitale disponibile qui[↩]
- tratti da Alfonso Bernardi, Le Siège de Bard en 1800, edito dall’autore, Aosta 1989, p. 104 – libera traduzione dal francese di Gian Mario Navillod[↩]
- sul Cap. Burelviller vedi https://archive.org/details/stendhalbeyle0000unse/page/44, uomo dal carattere sanguigno, chiese di essere trasferito dal 3° cavalleria ad altro reggimento minacciando le dimissioni. Il ministro lo prese in parola ed accettò le sue dimissioni il 14 ottobre 1801[↩]
- Versione digitale disponibile qui: https://archive.org/details/viedehenribrular02stenuoft/page/185/mode/1up?q=bard[↩]
- Eugenio Antonio Olivero, Relation du siège de Bard en 1800, in XIV Bulletin de la Société Académique du Duché d’Aoste, Imprimerie Louis Mensio, Aoste, 1888, p. 143 – versione digitale disponibile qui[↩]