Si cammina sull’asfalto per i tre quarti dell’itinerario. Punti di forza: le sterrate tra i vigneti, il Gesiun, il bosco dell’elfo Ugo. Punti di debolezza: il tracciato ufficiale si tiene lontano dal lago di Viverone .
Via Francigena ufficiale
- Andata: 3h15
- 13.5 km
- 25% sterrata o sentiero
- 75% strada asfaltata
- dislivello: +150 m
- la mappa

Si attraversa l’abitato di Palazzo Canavese passando sotto la torre dell’orologio e ci si dirige verso la Serra su strade poco trafficate. Si passa a fianco della cappella seicentesca di San Genesio, patrono degli attori, poi si raggiunge Piverone e all’uscita del centro storico si passa sotto alla torre che controllava l’accesso al borgo.

All’uscita dell’abitato si attraversano i primi pascoli, sopra la strada si vedono ancora le colonnine in muratura che sorreggevano i pergolati, le topie in latino medievale, un termine che è ancora usato nei dialetti piemontesi e valdostani.

Si cammina su una sterrata che attraversa i terreni coltivati a vite, in lontananza il lago di Viverone scintilla sotto il sole.

Un vignaiolo gentile ha preparato un tavolo da picnic per il pellegrini, poco più avanti si trova il Gesiùn, che in italiano suonerebbe come la chiesona una chiesetta abbandonata edificata intorno all’anno mille con un frammento di affresco ancora leggibile, un libro disegnato circa 600 anni fa, probabilmente retto dalla mano di San Pietro.

Poco dopo ci si immette nuovamente sulla strada asfaltata, al’ingresso di Viverone si attraversano le condotte forzate dell’ex centrale di pompaggio che utilizzava il lago di Bertignano come invaso superiore, in altro si vede ancora la torre piezometrica.

Si attraversa il centro storico rallegrato dai cartelloni colorati appesi sulle facciate, si passa a fianco dell’oratorio di San Rocco, un bell’esempio di barocco piemontese, poi proseguendo su strade asfaltate ma poco trafficate si attraversa abitato di Roppolo si passa ai piedi del suo castello e si entra nel bosco dell’Elfo Ugo.

La sterrata passa a fianco della casetta dell’elfo ricavata in un piccolo ceppo, passa a lato di tranquilli pascoli e si interrompe alla periferia di Cavaglià, in corrispondenza di un’area residenziale dove curiosi uccelli acquatici fanno capolino in un giardino roccioso.

In pochi minuti si raggiunge l’imponente chiesa di Cavaglià con la maestosa facciata retta da quattro colonne e l’elegante cupola.

La centrale di Pompaggio di Viverone
La centrale di Viverone è entrata in esercizio nell’ottobre 19131. Utilizzava il lago di Bertignano come bacino di carico della capacità di 525’000 m³ da 369 m s.l.m. (quota zero di esercizio) a 376,5 m s.l.m. Purtroppo la diga progettata per raddoppiare la capacità del lago portandola a 960’000 m³ non venne mai realizzata.

La turbina installata era di tipo Francis da 4000 HP (circa 3000 kW), la pompa più grande aveva una portata di 1,5 m³ al secondo con una prevalenza di circa 156 metri, le altre tre potevano pompare alla stessa altezza 800, 700 e 450 litri al secondo.
La copertura della centrale era in Eternit, il quadro di manovra “in marmo portato da una incastellatura in ferro lavorato e bronzato“. Un idrometro elettrico registrava le variazioni di livello del lago di Bartignano di cinque in cinque centimetri.

Dalle griglie di presa l’acqua scorreva prima in un canale di cemento armato poi in una tubatura metallica del diametro di 2,1 metri fino alla camera di manovra sotto l’alloggio del guardiano. La tubatura proseguiva in parte sotto terra in parte alla luce del sole per poco più di un chilometro fino ad innestarsi nella torre piezometrica che ha un diametro di dieci metri e un’altezza di 40.

Sull’altro lato della torre partiva la condotta forzata lunga quasi 700 metri che superava un dislivello di circa 120 m con un diametro di 1,45 m e uno spessore variabile da 10 a 16 mm. Un tubo di ferro da 50 cm di diametro raggiungeva la sommità del pozzo piezometrico e permetteva di dar sfogo all’aria quando si caricava la condotta.
Per riempire il lago erano necessarie 34 ore di pompaggio a pieno carico mentre per svuotarlo, producendo 144’000 kWh, bastavano 24 ore. Di conseguenza l’impianto aveva un rendimento teorico del 50% che nella pratica si riduceva al 44%.
Ad un secolo di distanza gli impianti di pompaggio hanno raggiunto un rendimento compreso tra il 70 e l’80% e sono utilizzati per immagazzinare i picchi di produzione fotovoltaica ed eolica. Purtroppo il lago di Bertignano diventato nel frattempo una zona di protezione speciale per la fauna e flora degli ambienti umidi non potrebbe tornare facilmente ad essere la gigantesca batteria che era un secolo fa.
Bus
Una linea scolastica di Atap SpA collega collega Vercelli, Santhià e Cavaglià.
Tappa precedente da Ivrea a Palazzo Canavese
- Sincronizzando rivista mensile di elettricità e varietà, ed. SIP, Torino, 1924, vol. I, p. 1075-1084 versione digitale disponibile qui[↩]