La Via Francigena in Valle d’Aosta

Fiori di mandorlo lungo la Via Francigena a Saint-Denis - Foto di Gian Mario Navillod.
Fiori di mandorlo lungo la Via Francigena a Saint-Denis – Foto di Gian Mario Navillod.

Chiacchierando con una gentile ospite dell’Hôtel Maison Cly di Chamois le ho parlato della migration saisonnière valdostana, in italiano la migrazione stagionale, un concetto che risulta un po’ fumoso a chi non conosce la Valle d’Aosta.

Così visto che oggi non poteva accompagnarmi ho fatto quattro passi lungo la Via Francigena prendendo qualche foto.

Fiori di rosmarino lungo la Via Francigena a Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Fiori di rosmarino lungo la Via Francigena a Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Ho fotografato le tracce che hanno scavato le ruote dei carri sulla Strada Romana delle Gallie nei pressi del villaggio di Balmas di Montjovet, il misterioso ponte della Strada Romane delle Gallie sul torrente Montjovet, nascosto sul fondo di un vallone senza neppure un’indicazione che segnali come arrivarci e soprattutto la fioritura dei mandorli e del rosmarino a Saint-Denis e a Montjovet, lungo la Via Francigena.

Ulivi e rosmarini lungo la Via Francigena a Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Ulivi e rosmarini lungo la Via Francigena a Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Cosa c’entra tutto questo con la migration saisonnère valdostana? Semplice: la grande varietà di clima della Valle d’Aosta dovuta soprattutto alla notevole differenza di quota del suo territorio fa sì che nel fondovalle a metà marzo fioriscano i mandorli, a 1000 metri di quota i primi fiori facciano capolino tra la neve e ai 1800 metri di Chamois si possa ancora sciare e ciaspolare.

Solchi scavati dalle ruote dei carri sulla Strada Romana delle Gallie lungo la Via Francigena a Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Solchi scavati dalle ruote dei carri sulla Strada Romana delle Gallie lungo la Via Francigena a Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

I contadini di un tempo sfruttavano queste differenze di clima e seguendo i ritmi delle stagioni scendevano e salivano dal fondovalle alla media montagna, ai pascoli alpini per prendersi cura delle vigne, degli orti e dei pascoli mano a mano che la neve ed il gelo si ritiravano in alta montagna e la terra cominciava a produrre i primi frutti.

Spalla del ponte della Strada Romana delle Gallie e Torrente Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Spalla del ponte della Strada Romana delle Gallie e Torrente Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod.

Quanto ci si mette a piedi dai mandorli fioriti della Via Francigena alla neve di Chamois? 5 ore di buon passo, prendendo la funivia molto meno.

Spalla del ponte della Strada Romana delle Gallie lungo la Via Francigena a Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Spalla del ponte della Strada Romana delle Gallie lungo la Via Francigena a Montjovet (500 m s.l.m.) – Foto di Gian Mario Navillod.

Curiosità.

Il 28 marzo 2019 alcuni volontari hanno ripulito il sentiero di accesso al Ponte Romano di Montjovet. Un sentiero ripido e riservato agli escursionisti esperti ma finalmente percorribile senza aprirsi la strada con la roncola. Lo trovate qui.

Funghi giganti lungo la Via Francigena a Montjovet - Foto di Gian Mario Navillod.
Funghi giganti lungo la Via Francigena a Montjovet – Foto di Gian Mario Navillod dedicata a Mauro Delgrosso.

La Valle d’Aosta è piccola e c’è di dice che per farla apparire più grande i valdostani usino nomi diversi per indicare le stesse cose.  È il caso del Torrente Montjovet che è chiamato anche Torrente Bussolinaz.

Bibliografia.

Orfeo Cout, Montjovet storia di un paese e della sua gente, Le Château Edizioni, Aosta, 2010, ISBN 978-88-7637-117-2, pag. 42

Post del 10.03.2015 – ultimo aggiornamento 30.07.2020