Stefano Mancuso e i morti viventi

Rinascita lungo il Ru Supérieur di Charvensod: da un vecchio ceppo cresce un nuovo abete - Foto di Gian Mario Navillod.
Rinascita lungo il Ru Supérieur di Charvensod: da un vecchio ceppo cresce un nuovo abete – Foto di Gian Mario Navillod.

Vi è generalmente largo consenso sul fatto che tagliata la testa ad un uomo o il fusto ad una pianta i due esseri viventi cessano di vivere.

Tronco schiantato di abete (Picea abies) lungo il Ru de Vuillen/Vullien - Foto di Gian Mario Navillod.
Tronco schiantato di abete (Picea abies) lungo il Ru de Vuillen/Vullien – Foto di Gian Mario Navillod.

Il primo perché interrompendo la comunicazione tra il cervello e il resto del corpo si interrompono le funzioni vitali, la seconda perché cessando la fotosintesi clorofilliana  ceppo e radici dovrebbero più o meno velocemente morire di fame.

Pianta monumentale di Vitis vinifera lungo il Ru Chandianaz - età stimata circa 300 anni - Foto di Gian Mario Navillod.
Pianta monumentale di Vitis vinifera lungo il Ru Chandianaz – età stimata circa 300 anni – Foto di Gian Mario Navillod.

Grazie al Professor Stefano Mancuso1 tale convinzione, almeno per quanto riguarda le piante che sono il regno dei viventi più diffusi sulla terra, deve essere corretta.

Tetto arborato e mulino di Corgnolaz a Chamois nel 2017 - Foto di Gian Mario Navillod.
Tetto arborato e mulino di Corgnolaz a Chamois nel 2017 – Foto di Gian Mario Navillod.

In Nuova Zelanda Sebastian Leuzinger e Martin Bader hanno descritto un ceppo di Agathis australis che è mantenuto in vita dai conspecifici grazie agli innesti radicali2.

Canale di carico in legno di larice del primo mulino lungo il Ru des Moulins di Promiod - Foto di Gian Mario Navillod.
Canale di carico in legno di larice del primo mulino lungo il Ru des Moulins di Promiod – Foto di Gian Mario Navillod.

Nelle foreste dello Jura, nel cuore dell’Europa, uno scienziato francese chiamato Henri Dutrochet de Néons descrisse due secoli fa l’esistenza di ceppi di abete bianco, il cui nome scientifico è mutato negli anni, allora era denominato Pinus picea L. ora Abies alba Mill., ancora in vita dopo decine di anni dal taglio della parte arborea3 e ne diede notizia all’Académie des Sciences nel 1833.

Bosco fitto di larici attraversato dal Ru d'Allein - Foto di Gian Mario Navillod.
Bosco fitto di larici attraversato dal Ru d’Allein – Foto di Gian Mario Navillod.

Sarebbe interessante scoprire se anche nei boschi valdostani si trovano ceppi di abete bianco ancora vitali.

  1. Stefano Mancuso, La pianta del mondo, Laterza, Bari 2020, ISBN 978-88-581-4068-0, p. 73[]
  2. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2589004219301464[]
  3. Henri Dutrochet, Des vegetaux et des animaux, J.B. Baillière, Paris, 1837, p. 231 “Ho visto dei vecchi ceppi di abete bianco che, ho appreso da fonte sicura, erano stati abbattuti 45 anni prima ed erano pieni di vita. L’interno era marcito tutto, ma il legno più esterno e la corteccia erano vivi. Ho fatto queste osservazioni in primavera, il ceppo e le radici erano in piena vegetazione; la loro corteccia separata dal legno dall’accumulo di linfa o dall’ispessimento del cambio si staccava con facilità.” libera traduzione di Gian Mario Navillod versione digitale disponibile qui: https://darwin-online.org.uk/converted/pdf/1837_Dutrochet_physiologique_CUL-DAR.LIB.167.pdf[]