Segnavia bianco rosso in Valle d’Aosta

Questo segni in Valle d’Aosta sono delimitazioni di particelle catastali. Non sono dei segnavia – Foto di Gian Mario Navillod.
Questo segni in Valle d’Aosta sono delimitazioni di particelle catastali. Non sono dei segnavia – Foto di Gian Mario Navillod.
Due linee parallele di colore rosso e bianco in Valle d’Aosta delimitano le particelle forestali pubbliche (linea rossa) da quelle private (linea bianca).

Non vanno mappate come segnavia anche se lo stesso segno bianco rosso nel resto del territorio nazionale è utilizzato per indicare un percorso escursionistico.

Diversi escursionisti vengono tratti in inganno da questi segni: spesso si trovano inizialmente su mulattiere o sentieri ben tracciati e poi piegano all’interno di boschi dirigendosi verso pareti scoscese o tratti esposti e pericolosi. Continua la lettura di Segnavia bianco rosso in Valle d’Aosta

Tempi e dislivelli in discesa

Discesa sulla strada reale di caccia che porta al Rifugio Vittorio Emanuele II – Foto di Gian Mario Navillod.
Discesa sulla strada reale di caccia che porta al Rifugio Vittorio Emanuele II – Foto di Gian Mario Navillod.

I dislivelli evidenziati in verde che trovate nelle schede delle escursioni sono dislivelli totali ossia la somma di tutte le discese che dovrete percorrere, sia all’andata che al ritorno. (Esempio: 500 m).

A fianco del dislivello, sempre evidenziato in verde, trovate il tempo stimato di percorrenza per il ritorno che è calcolato sul passo di un camminatore medio, abituato a percorrere i sentieri della Valle d’Aosta, che è di circa 500 metri all’ora di dislivello in discesa. (Esempio: 1h00). Continua la lettura di Tempi e dislivelli in discesa

Come mappare un sentiero invaso dalla vegetazione

Mappando dei sentieri abbandonati sono arrivato alla proposta di KonfrareAlbert, un mappatore di OpenStreetMap (http://wiki.openstreetmap.org/wiki/Proposed_features/Obstacle) sugli ostacoli che si trovano sui sentieri abbandonati o poco frequentati.

Mi piacerebbe migliorarla, rendere più puntuale la descrizione di questi sentieri soprattutto per quanto riguarda l’ostacolo dovuto alla vegetazione che con il passare del tempo abbassa la percorribilità del sentiero fino a renderlo impraticabile.

Ho scritto ad Albert che mi ha fatto notare che la mia proposta potrebbe comportare dei problemi di verificabilità. (http://wiki.openstreetmap.org/wiki/Verifiability).

Cos’è la “verificabilità” per OpenStreetMap? Semplificando molto è la possibilità di stabilire se un attributo è vero o falso. Ad esempio: se scrivo che una casa di cinque piani è “alta” un mappatore che abita a New York potrebbe sostenere che per lui è “bassa” ed è difficile determinare chi ha ragione. Ma se scrivo che una casa è alta 15 metri ed un altro mappatore scrive che è alta 30  verificare chi ha ragione è molto più facile.

Come sostiene Albert credo che definire l’ostacolo che crea la vegetazione alla percorribilità dei sentieri possa comportare dei problemi di verificabilità ma ogni volta che cammino in mezzo ai rovi o ad alberi caduti penso che sarebbe comunque meglio avere un’indicazione che presenti problemi di verificabilità invece di nessuna indicazione.

Immaginate una bella mulattiera pianeggiante stretta da due muri:

  1. non ci sono problemi di orientamento visto che è stretta tra due muri perciò: trail_visibility=excellent
  2. non c’è pericolo di caduta visto che è pianeggiante perciò: sac_scale=hiking

Ma se sulla mulattiera non passa più nessuno dopo qualche tempo succede che:

  1. l’erba cresce e copre il selciato, non si vede dove si posa il piede, se piove o c’è della rugiada occorrono delle calzature e degli indumenti appositi per non bagnarsi.
  2. In pochi anni crescono dei cespugli, alcuni sono spinosi, e per avanzare occorre spostarli con le mani.
  3. Con il passare del tempo crescono degli alberelli o cadono dei vecchi alberi ma si riesce ancora a passare scavalcando i tronchi o abbassandosi per passare sotto i rami.
  4. Dopo diversi anni i cespugli sono così fitti che per passare occorre tagliarli: basta ancora un falcetto o una cesoia per farsi strada.
  5. Dopo molti anni la vegetazione è così intricata che per passare occorre farsi largo con il decespugliatore e la motosega.

Inserendo il tag obstacle:vegetation=grade si potrebbe mappare il grado di percorribilità del sentiero evitando sorprese, delusioni o pericoli legati alla vegetazione.

La proposta:

Tag “obstacle:vegetation=grade1” la vegetazione dà fastidio nel camminare. Esempio: erba alta che con la rugiada bagna i pantaloni.

Tag “obstacle:vegetation=grade2” la vegetazione deve essere spostata con le mani per avanzare. Esempio: un piccolo ramo spinoso che attraversa il sentiero.

Tag “obstacle:vegetation=grade3” devo spostare il mio corpo per avanzare. Esempio: un ramo che mi obbliga a chinarmi, un tronco caduto che devo scavalcare.

Tag “obstacle:vegetation=grade4” la vegetazione deve essere tagliata con mezzi manuali. Esempio: un cespuglio spinoso cresciuto che ha invaso il sentiero.

Tag “obstacle:vegetation=grade5” la vegetazione deve essere tagliata con mezzi meccanici. Esempio: un albero caduto con i rami grossi e intricati che non è possibile scavalcare.

La proposta in inglese:

I propose to classify the obstacle:vegetation difficulty of the path in relation to what the hiker must do.

Tag “obstacle:vegetation=grade1” vegetation bother when walking. Example: the tall grass wets pants.

Tag “obstacle:vegetation=grade2” the vegetation must be moved with the hands to continue on the path. Example: a small piece of tree or a pricky bough on the path.

Tag “obstacle:vegetation=grade3” vegetation requires me to move my body to get through. Example: a large branch that forces me to bend, a trunk that I have to jump.

Tag “obstacle:vegetation=grade4” the vegetation must be cut by manual tools to get through. Example: a thorny bush that I cut to switch.

Tag “obstacle:vegetation=grade5” the vegetation must be cut by mechanical tools to get through. Example: a fallen tree with thick branches on which I cannot pass.

Altri consigli su come mappare i sentieri su tapazovaldoten.

Un buon cristiano

Poteva egli avere cinquanta primavere ed era dunque già molto vecchio … disse sorridendo che un buon cristiano può imparare talora anche dagli infedeli(1)Umberto Eco, Il nome della Rosa, Fabbri editori, 1994, pag. 23, 24

Umberto Eco descrive così Guglielmo da Baskerville, uno dei protagonisti del suo romanzo più famoso, Il nome della Rosa, edito nel 1980.

Ed è una descrizione che potrebbe adattarsi ad un valdostano illustre, Bonifacio I di Challant, che nei primi anni del 1400 fece affrescare nel cortile del castello di Fenis, proprio sopra lo scalone d’onore, un personaggio in costume arabo che porta un cartiglio dove si legge:

Homme qui n’a gouvernement
Pert tout le sien vilainement
Et quand le bien en lysuivent
Nullement en bien ne le prent.

Uomo che non ha governo
perde tutto il suo villanamente
e quando il bene lo segue
per nulla in bene lo prende.

Bonifacio I di Challant fu Maresciallo di Savoia, una carica che coprendeva le competenze dei ministri della difesa e degli esteri contemporanei.

Agli inizi del 1400 si recò in pellegrinaggio in Terra Santa dove mi piace pensare che abbia potuto dire sorridendo “un buon cristiano può imparare talora anche dagli infedeli

Note   [ + ]

La leggenda di Sant’Evanzio (Saint Evence)

Si vede da Sant’Evanzio il Corno del Teodulo? Disegno di Gian Mario Navillod.
Si vede da Sant’Evanzio il Corno del Teodulo? Disegno di Gian Mario Navillod.

Una delle tante storie che si raccontano su Sant’Evanzio (Saint Evence)  San Teodulo (Saint Théodule) e San Giuliano (Saint Julien), parla di tre fratelli appartenenti alla legione Tebea che, scampati al massacro che annientò l’intera legione, avrebbero trovato rifugio in Valle d’Aosta dove si diedero ad una vita di contemplazione nei romitaggi che portarono da allora il loro nome. Continua la lettura di La leggenda di Sant’Evanzio (Saint Evence)

La città di Aosta secondo Dumas.

Teatro romano di Aosta al tramonto – Foto di Gian Mario Navillod.
Teatro romano di Aosta al tramonto – Foto di Gian Mario Navillod.

“Con l’eccezione dell’abominevole idioma che vi si parla e che è, credo, del savoiardo corrotto, il carattere della Città di Aosta e del tutto italiano; in ogni luogo, all’interno delle case, le pitture a fresco rimpiazzano le tappezzerie o le boiseries, e gli albergatori non mancano mai di servirvi a pranzo una specie di pasta e un tipo di crema che nobilitano pomposamente con il titolo di maccheroni e di zabaglione. Aggiungete a ciò del vino d’Asti, delle cotolette alla milanese, ed avrete il menù d’un pranzo valdostano”

Alexandre Dumas, Impressions de voyage en Suisse du Mont Blanc à Berne, (1833-1834), édité par les Bourlapapey, bibliothèque numérique romande www.ebooks-bnr.com, pag. 208, traduzione italiana di Gian Mario Navillod.

Versione digitale disponibile a questo indirizzo: http://www.ebooks-bnr.com/dumas-alexandre-impressions-de-voyage-en-suisse-tome-1/