
Attentato alla chiesa di Châtillon titolerebbero oggi i mezzi di informazione, ma in Valle d’Aosta tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1968 vivevano adolescenti che giocavano con micce e detonatori sottratti alle cave di marmo dove lavoravano i loro genitori.
Di seguito un estratto dall’autobiografia di Renato Mannoni, classe 19471.
“La chiesa di Châtillon era enorme come lo è adesso, da piccoli si ha la sensazione che le cose che ci circondano siano più grandi. Una strada in terra battuta le girava attorno e passando sotto a degli archi di pietra arrivammo sul retro, dove notammo subito una porta bassa di larice che poteva essere l’entrata di uno scantinato o di un ripostiglio.
Gli dissi – Vediamo se si apre! – Tirò fuori il detonatore, gli infilò la miccia e strinse con i denti perché non si sfilasse … La serratura vecchissima aveva un buco bello grosso per introdurvi la chiave …. il detonatore vi entrò con facilità … Io poi feci una specie di sigaretta con la dinamite …. Un ultimo sguardo a destra e a sinistra poi Giuliano accese la miccia … Scappammo il più veloce possibile, ansimanti e con un po’ di paura ci buttammo al riparo dei due salici.
All’improvviso un lampo e un decimo di secondo dopo uno – sbrang – … arrivammo davanti alla porta, la serratura era tutta contorta e il legno dello stipite fracassato … io gli dissi – Visto che si è aperta?”
L’autore chiosa: “Credo che ormai quel reato sia passato in prescrizione … se qualcuno aveva intuito qualche cosa era stato zitto.“
- Renato Mannoni, Il bambino che diventò cavatore, Tipografia Duc, Saint-Christophe, 2011, ISBN 978-88-87677-56-0 p. 90[↩]