Caporetto e il decision-making nell’esercito tedesco

Il prof. Alessandro Barbero nel poderoso volume che ha dedicato alla battaglia di Caporetto contrappone alcune curiose abitudini dei generali italiani del tempo, sicuri che le guerre si vincessero grazie a circolari sufficientemente roboanti, al pragmatismo dell’esercito tedesco che travolse le linee italiane.

Un esempio per tutti.

Il 25 ottobre [1917] verso le 10 del mattino il tenente Rommel, [La volpe del deserto] che al comando di tre compagnie penetrate in profondità … aveva deciso di attaccare … fu in grado di mettersi in contatto per telefono col comando dell’Alpenkorps, dato che i telefonisti avevano srotolato i cavi fin lì. Un capitano del comando di divisione, dopo essersi fatto spiegare che cosa aveva intenzione di fare, gli assegnò senz’altro l’appoggio di due batterie pesanti e gliele passò al telefono.  … L’abitudine tedesca di favorire l’iniziativa dei comandanti sul campo, di qualunque grado, faceva la differenza: l’idea che un tenente italiano potesse telefonare al comando di divisione e farsi assegnare un supporto di artiglieria è addirittura ridicola.

Alessandro Barbero, Caporetto, Editori Laterza, Bari, 2017 ISBN 978-88-581-2980-7, pag. 291.

Cristoforo Moscioni Negri, il tenente di Mario Rigoni Stern durante la ritirata di Russia, riporta un utilizzo creativo e sostenibile delle circolari inviate dal comandi  che ricorda l’uso del tutolo alla maniera di Fenis:

Noi avevamo degli uomini di tempra magari più salda, ma dai nostri comandi arrivavano soltanto inutili e prolisse circolari: il nostro maggiore, al rapporto ufficiali, usava distribuirle come carta per bassi servizi a chi ne aveva bisogno … mi sentivo prendere da una rabbia feroce verso coloro che ci facevano combattere in condizioni sempre più assurde e senza rispetto per la vita degli uomini. Pensavo alle munizioni: soltanto tre cassette per arma, pochi minuti di fuoco((Cristoforo Moscioni Negri, I lunghi fucili, Società Editrice il Mulino, Bologna 2005, ISBN 978-88-15-29323-7)).”

Vi è chi sostiene che l’Esercito italiano abbia nel frattempo adottato le buone pratiche delle quali fece le spese più di 100 anni fa. Non mi sento di escludere però che vi siano ancora nell’esercito e nella pubblica amministrazione della nostra repubblica dirigenti sicuri di poter risolvere qualsiasi problema a colpi di roboanti circolari.

Alcuni estratti del diario dell’allora tenente Ardengo Soffici sulla ritirata di Caporetto sono disponibili qui.

Post del 23.04.2018 ultimo aggiornamento 3.02.2024