Ardengo Soffici e Caporetto

Cannoniera della batteria di Plan Puitz - foto di Gian Mario Navillod.
Cannoniera della batteria di Plan Puitz – foto di Gian Mario Navillod.

L’allora tenente Ardengo Soffici, pittore, scrittore ed intellettuale fascista, dedicò il suo diario sulla ritirata di Caporetto “Ai generali Cadorna e Capello con fedeltà(1)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, Vallecchi editore, Firenze 1986, pag. 207”. Ne trascrivo alcuni estratti a sostegno della tesi che i comandi italiani erano perfettamente informati dell’imminente attacco e che non seppero né contenere lo sfondamento delle linee né dirigere il ripiegamento.

Grazie al Prof. Alessandro Barbero per il libro che ha dedicato a Caporetto.

Alcuni anni dopo, in occasione di un colloquio con Mussolini perorò la causa del generale Capello caduto in disgrazia dopo Caporetto in questi termini: “Che ne pensi del generale Capello? – chiesi a Mussolini. – Che è un buon generale: uno dei migliori generali che abbiamo avuto nella guerra. … – L’ho visto ora nell’anticamera e mi ha pregato di raccomandarti la sua sistemazione. E’ in una situazione terribile: la moglie, tre ragazze, un figlio malato completamente idiota, e non sa come andare avanti. Non sta neanche bene. – Lo so ma il generale Capello non vuol capire una cosa: son anni e anni che non fa altro che polemizzare, scrivere, discutere. Parla e si agita troppo. Ora, Caporetto c’è stato. La 2a armata la comandava lui, ed a lui è toccata la responsabilità. E’ inutile farla tanto lunga: certi argomento son come la merda, più si rimestano e più puzzano. Anche il generale Bongiovanni aveva responsabilità gravissime; ma è stato sempre quieto, disciplinato, ed io l’ho mandato in Africa con un incarico importante e onorifico(2)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 22.”

13 ottobre
Alla mensa apprendo anche notizie più precise circa questa faccenda dell’offensiva austriaca, che pare avverrà sul serio(3)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 216.”

16 ottobre
“... siamo stati introdotti in una camera calda come come un forno dalla quale Sua Eccellenza [il generale Capello, sofferente di nefrite NdR] non esce ancora … era seduto in una poltrona, vicino ad un tavolino, e vestito di un ampio pijama bigio scuro … ha detto Sua Eccellenza … – siamo minacciati di una grossa offensiva austro-tedesca – … Ed ha concluso: – Già! Pare che vogliano attaccarmi, ed io non domando di meglio. Vuol dire che prenderò anche dei tedeschi per la mia collezione di prigionieri; e cercheremo di pigliarne molti(4)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pagg. 218 – 219.”

19 ottobre
… il colonnello Prandoni [Raffaele NdR] … – si fa troppo assegnamento – ha detto – sulla preponderanza del numero. Si pensa che un milione d’uomini schierati lungo tutto il fronte debbano necessariamente aver ragione di sette o ottocentomila che stanno loro davanti. E’ uno sbaglio. Una regola strategica essenziale è invece di avere quella superiorità numerica sì, ma in un punto e in un momento dato(5)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 234.”

21 ottobre
Il generale Egidi [Silvio NdR] è ancora sulla porta, impassibile, e anche allegro. – per diverse ragioni – dice fregandosi le mani – sono contentissimo che ci attacchino. Abbiamo in mano il loro ordine di operazioni(6)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 239.”

22 ottobre
Gli austro-tedeschi dovrebbero attaccare stanotte alle due … c’è per aria la solita inquietudine che precede tutte le azioni. Ciò che irrita il maestro Toscanini [Arturo Toscanini, interventista, rientrò in Italia nel 1915 e diresse  dei concerti al fronte.  NdR], il quale è ancora qui con noi e non sa capacitarsi come si possa dubitare un istante sull’esito della battaglia(7)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 240.”

23 ottobre
Gli austriaci non hanno attaccato … da intercettazioni telefoniche , resultava che l’attacco era rimandato di ventiquattro ore. Sarà dunque per questa notte … Il generale Capello ha telegrafato da Padova che, sentendosi meglio in salute, è pronto a riprendere il comando … L’attacco è cominciato all’ora precisa prevista, nel punto e nel modo stabiliti nell’ordine di operazione che conosciamo(8)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 241.”

24 ottobre ore 2 inizia l’attacco

24 ottobre ore 4
Il nemico attacca da tutte le parti; avanza nella valle di Caporetto … Le truppe nemiche sono entrate in Caporetto. I nostri resistono ancora sui monti(9)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 243.”

Non ho il coraggio di interrogare il Sottocapo o il generale Egidi, nero in viso e agitato. Ma capisco che qui avviene qualcosa di tremendo. Passano per le vie soldati fangosi, col cappotto mézzo [inzuppato NdR] di pioggia, senza fucile, che vanno verso il Comando di Tappa … ho trovato la stradetta scura piena di soldati che si accalcavano alla porta del Comando di Tappa. Folla grigia, inzuppata d’acqua, silenziosa e lamentevole, che alla prima non ho capito cosa facesse lì … Sono sbandati come quelli che ho veduto per le strade stamani – e sono tanti(10)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 244!”

25 ottobre
Il generale Cadorna è arrivato a Cividale ed ha avuto un lungo colloquio col generale Capello ricaduto malato. Questi ha poi abbandonato il comando al generale Montuori; dopo aver dettato – dicesi – l’ordine di ritirata al Tagliamento(11)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 244-245!”

26 ottobre
Ho cominciato ad incontrare … file di camions che via via si serravano, diventavano colonne ininterrotte. Più avanti commiste alle vetture, erano carrette e veicoli militari; più avanti ancora carri di contadini, carichi di gente impaurita e di suppellettili; poi cavalli e soldati e – borghesi – alla rinfusa, avanzanti senza più ordine alcuno(12)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 263.”

27 ottobre
Andremo sul Tagliamento, al ponte di Bonsicco, per formarvi una testa di ponte(13)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 270.”

28 ottobre
Poveri vecchi, esausti, coperti di polvere, camminavano traballando tra i ciottoli; signore giovinette, spvaentate, sudate, col cappellino di traverso, le braccia cariche di fagotti o di bimbi, aspettavano ai pioli aspettavano che qualcuno avesse compassione di loro e le caricase su qualche carro … soldati senza fucile né zaino … mescolati alla folla borghese aiutavano questo o quello a portare un fardello, un bimbo, a rialzare una bestia stramazzata per terra(14)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 272 – 273.”

Sulle facce, più che il terrore si leggeva il dolore e la stanchezza. Qui poi non mancavano neanche figure di giovialità e magari aspetti da commedia. Un artigliere, per esempio, che vidi sfilare tra gli altri a cavalcioni sopra un cassone pelando allegramente un pollo , fra le risa dei compagni; un fantaccino che se ne andava serio serio col suo fucile a tracolla portando infilato nella baionetta innestata un bianco quadrato di carnesecca(15)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 292.”

Mi domandavo che cosa potesse accadere in testa al ponte per causare quello straordinario ristagno … vidi che non c’era nulla, se non un maggiore inviperito … il quale per far sfoggio della sua autorità impediva a chiunque di passare finché non piacesse a lui. Mentre dietro di noi c’era ancora metà dell’armata, centinaia di migliaia di profughi e un diluvio di cannoni … sarebbe bastato ordinar tutto su due file ben distinte … per dar sfogo all’ingombro e salvar quasi tutto(16)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 294.”

Mi parve mio dovere informare il generale [Egidi NdR] dello spaventoso disordine che avevo osservato per le strade e sul ponte. – Ma come! – urlò pieno di collera – Ma se ho dato disposizioni precisissime; ho inviato dappertutto legioni di carabinieri, ufficiali(Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 299))…”

7 novembre
a Conegliano … le scene del saccheggio si moltiplicavano. Ma quello che m’ho colpito soprattutto, per la sua miseria e ridicolo insieme, è stata la vista di molti soldati e civili, che tutti venivano in frotta da una via lì prossima con uno o più ombrelli in mano … A quello spettacolo bestiale, abbiamo domandato a un colonnello dei carabinieri, che ci era accanto, se proprio non fosse possibile farlo cessare. – Che cosa voglion fare? – ha risposto? è una pazzia. – Guardino. E scostando dal busto il proprio braccio, ci ha mostrato due ombrelli, uno da uomo e uno da donna, che v’erano appesi(17)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 342-243.

8 novembre
Il cigno di Creda, bisognerà ricordarsene. Quel comandante di Corpo d’Armata [l’autore allude al generale Alberto Cavaciocchi NdR] che aveva fatto della propria sede una specie di villeggiatura, con un giardinetto, una vasca dove aveva fatto portare un cigno, e ci viveva in pijama, dando dei five o’clok tea; ma che al momento dell’offensiva se l’era trovata presa improvvisamente a cannonate che hanno fatto saltare tutto(18)Ardengo Soffici, I diari della Grande Guerra, op. cit., pag. 346.”

Il nonno carabiniere a cavallo nella I guerra mondiale.
Il nonno carabiniere a cavallo nella I guerra mondiale.

Mio nonno carabiniere a cavallo nella prima guerra mondiale tornò a casa, suo fratello no.

Note[+]