
“Con quella obiettività che mai si deve dipartire da un sereno esame tecnico dobbiamo riconoscere che delle grandi società che hanno ottenuto concessioni idrauliche in Valle d’Aosta, l’unica che sino ad oggi abbia messo allo studio e realizzato un congegno di impianti idroelettrici razionali e veramente geniali è la Società Idroelettrica Piemonte“1 così scriveva nell’immediato dopoguerra2 l’ing. Annibale Torrione. Era uno che se intendeva, nel 1950 scriverà un’opuscolo edito dalla CGIL sullo “sfruttamento idroelettrico delle acque della Valle d’Aosta“3. I grandi impianti idroelettrici avevano due obiettivi: produzione di energia elettrica per far funzionare le fabbriche e dar lavoro agli operai, creare riserve d’acqua per l’irrigazione.

Un secolo fa si producevano in Italia 5 TWh annuali di energia elettrica e si pensava di raddoppiare tale produzione in un decennio. Cento anni dopo la richiesta di energia è dell’ordine di 300 TWh, sessanta volte tanto. Il consumo medio per ogni italiano è passato in cento anni da 150 a 5000 kWh.

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Dopo una prima fase all’inizio del 1900 nella quale si costruivano impianti idroelettrici poco costosi e di rapida e facile esecuzione si cominciò a progettare lo sfruttamento integrale di intere vallate con dei bacini nei quali accumulare l’acqua per soddisfare i carichi di punta.
La valle del Cervino si prestava a meraviglia: poco più di venti chilometri a volo d’uccello separano la diga del Goillet dalla centrale di Châtillon, l’ultimo dei quattro impianti che sfruttano le acque di fusione del Cervino. Dalla diga alla centrale ci sono 2000 metri di dislivello da sfruttare per produrre energia idroelettrica.

La Società Idroelettrica Piemonte intendeva sfruttare le acque dalle Valle del Cervino con quattro centrali, due grandi bacini (Cignana 16 000 000 m³ e Goillet 11 000 000 m³) e un grande canale di gronda che da Maen porta alla vasca di carico della centrale di Covalou.

Le intenzioni
Il numero di febbraio 1924 del mensile Sincronizzando della SIP pubblicava in prima pagina una foto delle sorgenti del Marmore sotto la neve “destinate a produrre nel nuovo impianto della Sip-Breda oltre 100 milioni di kWh annui4”
Il serbatoio del Goillet, ottenuto sopraelevando di circa 20 metri il livello originale del lago, avrebbe avuto una capacità di 9.5 milioni di m³ e la sua acqua dopo un salto di 650 m avrebbe prodotto annualmente nella centrale di Perrères 25 milioni di kWh l’anno.
Le acque di scarico unite a quelle del Marmore sarebbero state condotte in un canale a pelo libero fino all’impianto di pompaggio Promoron dal quale con un salto di 475 m sarebbe scese alla centrale di Maen producendo circa 27 milioni di kWh l’anno.
Dalle acque raccolte nella diga di Cignana, con un salto di circa 800 metri fino alla centrale di Maen, ci si attendeva una produzione di circa 40 milioni di kWh l’anno.
Di notte ed in estate nel periodi di morbida, quando la fusione delle nevi ingrossa i torrenti, la stazione di pompaggio di Promoron avrebbe pompato le acque del Marmore nell’invaso di Cignana.

Il canale derivatore Ussin-Covalou lungo più di nove chilometri avrebbe alimentato la centrale di Covalou (produzione annua circa 93 milioni di kWh) e dal bacino di compenso della centrale5 con un canale in galleria a pelo libero lungo tre chilometri l’acqua avrebbe raggiunto le condotte forzate della centrale di Châtillon (salto di 240 m con produzione annua di circa 37 milioni di kWh).
Si pensava di produrre nei quattro impianti 220 milioni di kWh l’anno. Previsione ampiamente superata nei fatti: le quattro centrali producono in media circa 300 milioni di kWh l’anno ai quali si aggiungono 2 milioni di kWh della centrale di Maen Marmore6 e la produzione della centrale Idroelettrica Cervino ad acqua fluente, potenza installata 3 MW, costruita a Perrères nel 2011 che è alimentata da una condotta forzata del diametro di 120 cm e sfrutta un salto lordo di 112 metri.
I lavori
I lavori iniziarono nell’autunno 1923. La teleferica principale lunga 16 km partiva dalla stazione ferroviaria di Châtillon e serviva tutti i cantieri fino a Maen dal maggio 1924. Aveva una portata oraria di 50 quintali. Altre nove teleferiche della lunghezza totale di nove chilometri servivano i cantieri periferici. Una centralina provvisoria a Valtournenche, costruita in otto mesi, alimentava i 60 motori elettrici nei vari cantieri con una produzione annua di quasi un milione di kWh. La presa era tra Paquier e Barmasse, la condotta forzata era lunga 480 m e il salto utile di 103 metri. La rete telefonica era composta da quattro centralini che servivano 30 telefoni.
Il viaggio di un fiocco di neve
Il fiocco di neve caduto sulla punta del Cervino 4478 m viene spazzato dalla tormenta e atterra nei pressi del colle delle Cime Bianche, con il disgelo diventa una goccia d’acqua e scende nella diga del Goillet.

La Diga del Goillet 2500 m
All’inizio di settembre 1938 il ministro delle finanze e quello dei lavori pubblici visitano i cantieri, salgono con il carrello al vertice, percorrono la decauville trainati da una trattrice con motore a scoppio e con il secondo carrello raggiungono il cantiere della diga del Goillet.

300 operai hanno preparato il terreno per il getto della diga che inizierà nel 1939 in primavera quando gli operai saliranno a più di 8007.

Il giornale Augusta Praetoria specifica che gli operai erano “in grande maggioranza veneti di Bassano del Grappa“8
Don Antonio Cojazzi trascorse un mese nel cantiere della diga del Goillet come assistente spirituale. Nell’estate del 1942 erano impiegati nei lavori ottocento operai, alcuni usi ad invocare Iddio e la Madonna anche nei momenti extraliturgici. Per ovviare al problema il sacerdote durante la predica della domenica invitò i partecipanti a ripetere con lui le seguenti espressioni: “Porco cane! Porca l’oca! Porco giuda! [Sic!] Porco diavolo! Porca bestia! Porca martina [Sic!] Can della scala! Sacripante! Ostrega! Cribio!”
Il fiocco di neve diventato una goccia d’acqua, scende nella condotta forzata da 2 m³/sec e fa girare le turbine della centrale di Perrères.
Poi entra nel canale percorre il canale sotterraneo che lo porta all’ex centrale di pompaggio di Promoron e scende nella condotta forzata da 4.5 m³/sec della centrale di Maen.

Centrale di pompaggio di Promoron 1800 m
Fino al 1983 la diga di Cignana era utilizzata come una grande batteria: quattro pompe per un totale 1,6 m³/sec portavano nel bacino le acque derivate a Perrères. Sono state dismesse perché ai tempi non vi era più la convenienza economica
Ora che l’efficienza del sistema di pompaggio idroelettrico per l’accumulo di energia raggiunge l’80% mentre quello delle batterie al litio supera il 90%9 si tende a sostituire gli impianti di pompaggio con le batterie.
Alla maggiore efficienza di questa tecnologia si aggiunge la rapidità della costruzione di nuovi impianti, in media un paio d’anni contro i sei anni dei pompaggi idroelettrici.

La diga di Cignana
Il progetto prevedeva una muratura in calcestruzzo colato con un 10% di massi annegati nel getto, uno scarico di svuotamento e uno a 35 metri di invaso che poteva abbassare la superficie del lago di cinque metri in 24 ore. Lo scarico di superficie prevedeva sei sifoni Gregotti capaci di 84 m³ al secondo. La diga in pietra a secco del volume di circa 25’000 m³ aveva un paramento interno in calcestruzzo dello spessore variabile da 100 a 60 cm coperto da uno strato di cartone asfaltato, di mastice d’asfalto e da lastre di calcestruzzo.
L’ing. Angelo Steiner, vice direttore delle costruzioni idrauliche del gruppo SIP, pubblicò nel 1927 un articolo sulle scelte tecniche e di cantiere per la costruzione della diga10 eseguita dall’Impresa Umberto Girola con il progetto e la direzione lavori della SIP che fornisce alcune interessanti informazioni.

La Società Idroelettrica Marmore, del gruppo SIP, subentrò alla Soc. SIP-Breda nell’esecuzione dei lavori nella valle del Cervino. La diga è di forma curvilinea per necessità di fondazione ma non lavora ad arco a causa dei giunti di dilatazione. Nella progettazione si è tenuto conto della spinta del ghiaccio in ragione di 11 tonnellate al metro di diga ed erano stati previsti degli scarichi di superficie da 80 m³/s e degli scarichi di alleggerimento da 45 m³/s con tre valvole differenziali Verrina.

Decisa nel 1924 la costruzione della diga si iniziò a studiare l’organizzazione del cantiere e la scelta dei materiali. Si scelse il calcestruzzo colato con inclusione di massi, sabbia e ghiaia si trovavano abbondanti nel pianoro di Cignana. Dal 1924 al 1926 si studiò il comportamento dei materiali. L’analisi del banco di inerti diede ottimi risultati: la granulometria naturale si avvicinava talmente alla curva di Fuller11, che si sarebbe potuta evitare la vagliatura per separare la sabbia (0 – 15 mm) dalla ghiaia (15 – 70 mm). La vagliatura venne comunque fatta per aver aver un migliore controllo della miscela. Furono eseguite centinaia di prove per ottenere la miscela ottimale di calcestruzzo variando la quantità di cemento, acqua e inerti fino ad ottenere la miscela più resistente e meno costosa.
Dall’inizio del 1925 tre linee di argani con una portata di 60 quintali trainavano i carrelli da Maen a Promoron e da Promoron all’inizio della strada di servizio a Cignana dove partiva la Decauville. L’ultima linea raggiungeva la stazione superiore della teleferica. In 10 ore di lavoro si potevano portare in cantiere 900 quintali dal fondovalle.
Un’altro ramo di ferrovia Decauville a vapore collegava le betoniere con la cava di inerti nel pianoro di Cignana dove il grande escavatore poteva estrarre fino a 1000 m³ di sabbia e ghiaia al giorno.
Per ospitare gli operai e i servizi vennero costruite una ventina di baracche, molte in muratura che hanno resistito al passare del tempo.
Il giornale Le Duché d’Aoste il 23 dicembre 1925 da notizia dei lavori per lo sfruttamento idroelettrico della Valtournenche. Vi compare il toponimo Tzignana dove secondo l’autore si trovava un pianoro di più di 700’000 m² dove si tagliava il fieno due volte l’anno e un villaggio di 26 abitazioni. 12.
Nel cantiere circolavano tre piccole locomotive a vapore, nell’edizione del 30 dicembre 1925 si legge: “non è senza emozione che si sente il fischio delle locomotive in manovra sopra il frastuono incessante delle perforatrici“13
Nel giornale Le Mont Blanc si forniscono altre informazioni sul cantiere: nel 1925 l’impresa Umberto Girola di Domodossola iniziava i lavori “con ritmo veramente fascista” nella “ridente piana di Cignana” rendendo “quest’angolo pittoresco della valle tutta un’assordante fucina“.
Nel 1926 venne iniziato il getto verso la fine della stagione, nel 1927 si raggiunsero i 1100 m³ al giorno di calcestruzzo gettato lavorando per 20 ore al giorno grazie all’illuminazione notturna del cantiere. Nel cantiere lavoravano 700 operai.

Lo scarico di fondo fu chiuso il 10 agosto 1928 e il bacino iniziò a riempirsi sommergendo il villaggio di Cignana e la sua cappella14.

Una delle ultime opere realizzate fu la nuova chiesetta costruita su di un poggio a monte del bacino poi iniziò lo smantellamento del cantiere ed infine tutto tacque. L’inaugurazione ufficiale si tenne il 4 ottobre 1928. Dei 7 milioni di m³ invasati nella prima stagione, il 30% circa, due milioni di m³ furono pompati dalla centrale di Promoron.

Era prevista l’entrata in funzione parziale della centrale di Maen verso la fine del 1927 mentre la Centrale di Covalou era entrata in servizio nell’ottobre 1926 ed era alimentata tramite il Sifone di Antey, diametro 2.8 m lunghezza 350 m e dislivello 90 m e dal Sifone (di Fiernaz) sul torrente Torgnon lungo circa 1900 m
15


Sopra la diga di Cignana sono state realizzate due piccole dighe poi dismesse, una al lago di Balanselmo da 325’000 m³


e una al Gran Lago da 480’000 m³ 16

Centrale Maen
Progettata dall’arch. Giovanni Muzio, figlio di un docente universitario, professore al Politecnico di Torino e a quello di Milano. La sua opera manifesto è la cosiddetta “Ca’ Brutta” in via Moscova a Milano. I suoi detrattori apprezzano soprattutto le ultime centrali idroelettriche che ha progettato, quella di Avise e quella di Quart.
L’impresa Porcheddu
Giovanni Antonio Porcheddu, nato nel 1860, orfano dall’infanzia 17, inizia a lavorare nei cantieri e prende la licenza tecnica inferiore (la terza media di oggi) da studente lavoratore. Con una borsa di studio arriva alla maturità poi si laurea in ingegneria civile nel 1890, ingegneria elettrotecnica nel 1891 e, in vista di un lavoro nel campo minerario, ingegneria industriale nel 1892. Apre uno studio a Torno con l’ing. Ferrero e diventa concessionario per l’Italia del sistema Hennebique, per la progettazione e calcolo delle strutture in cemento armato. 1911 campanile di San Marco a Venezia e ponte del Risorgimento a Roma, 1922 progetto strutturale del Lingotto a Torino.
L’impianto idroelettrico di Maen
Tra lo scarico della centrale di Maen e il canale derivatore Maen-Covalou vi è un piccolo dislivello dovuto alla necessità di accorciare il più possibile la lunghezza delle condotte forzate per diminuire l’attrito interno e la perdita di velocità dell’acqua e, di conseguenza, la perdita di energia cinetica.
Dal 2015 questo piccolo salto è sfruttato da una centrale idroelettrica sotterranea di proprietà di Edison SpA. Il salto netto è di 13.2 metri, la potenza installata di 0.93 MW e fino a otto metri cubi al secondo passano nella condotta da 1,8 m di diametro.
La turbina è di tipo Kaplan, potenza nominale di circa 0.8 MW, alternatore da 1 MVA.
Costo di costruzione preventivato 3’100’000 di euro, costo di gestione preventivato 60’000 euro l’anno, produzione annua 2.4 milioni di kWh.
Ricavo per i primi 15 anni al prezzo di 0.22 euro al kWh: 500’000 euro l’anno, dal sedicesimo anno in poi a 0.7 euro al kWh: 170’000 lire l’anno.

Il canale derivatore Ussin-Covalou
Le Duché d’Aoste nell’edizione del 5 dicembre 1923 titola “Vallaise la Breda trasloca” e aggiunge “da qualche settimana numerosi camion trasportano ogni giorno tonnellate di roba, strumentazione di ogni genere: legname da costruzione, assi, rotaie, vagoncini, benne, ascensori, tutto il contenuto dei baraccamenti del lago Gabiet e l’arredamento dei dirigenti accumulato in sette anni. Tutto prende la strada della Valle del Marmore, che la Breda sta sfruttando con la stessa intelligenza e la stessa costanza di quella del Lys“18.
Nello stesso giornale del 26.11.24 si legge “In effetti, da più di un anno, la valle del marmore è diventata il teatro dei grandi lavori della Breda che ci ha portato migliaia di operai, dei quali tanti con famiglia. Il quartier generale di tutto questo intenso movimento è Antey, dove non c’è bicocca che non sia abitata, dalla quale non si veda uscire bambini a frotte“. Stringendosi un po’ ci sarà nell’asilo di Antey posto per “tutte queste teste bionde che sono diventate momentaneamente membri della sua famiglia spirituale“19.
I lavori iniziarono nel maggio 192420 e in via prudenziale, visto il numero di operai impiegati, il consiglio comune dei Antey deliberò di istituire nel capoluogo un posto fisso di Carabinieri21.
Lungo la galleria Ussin-Promiod erano in funzione 16 ventilatori, due per ogni imbocco. Vicino al villaggio di Lillaz, a metà strada tra le centrali di Covalou e Maen, erano in funzione la segheria, l’officina per le riparazioni, e quella per la fabbricazione dell’ossigeno liquido (400 kg al giorno) e la confezione delle cartucce. Dal febbraio 1924 i due depositi di esplosivi di Nuarsaz e Challien erano vigilati da guardie giurate.
Un po’ tardi per prevenire il furto di 1500 assi di legno destinate alla costruzione delle baracche degli operai sottratte dal cantiere di Fiernaz tra il 22 e il 27 ottobre 1923 22.
Il giornale La Doire Baltée riserva un trafiletto nell’edizione del 31 ottobre 1924 ad un brutto incontro: una ragazza di 22 anni di Antey di ritorno dalla messa è stata assalita da tre cattivi soggetti. La polizia ha arrestato tre operai della Breda23

Il giornale La Vallée d’Aoste del 6 dicembre 1924 annunciava per l’anno successivo la costruzione di un grandioso ponte acquedotto alto 90 metri e lungo 200 nel vallone di Hérin più unico che raro nel suo genere24 ma nell’edizione del 27 giugno 1925 il corrispondente da Antey dava la ferale notizia che il grandioso ponte canale in cemento armato della lunghezza di 210 m e dell’altezza di 55 dell’ing. Gyai di Torino sarebbe stato sostituito da un sifone in acciaio a causa di un’instabilità della sponda destra del vallone 25.

La Centrale di Covalou
Da Covalou a Promiod era in funzione un carrello che poteva portare 50 quintali per ogni viaggio.
Vi furono numerosi incidenti sul lavoro, alcuni mortali.
Il 27 aprile 1925 Antoine Perruquet dipendente della Breda nella segheria di Lilla [sic] moriva scaricando un camion di tronchi26
Un minatore, Tibaio Salvatore di 23 anni morì a causa di un incidente nei cantieri Breda27.
Il 19.11.1925 incidente sul lavoro a Maen: Schodach Antonio morì stritolato tra le cinghie di trasmissione di una macchina28

Il 31 dicembre 1925, un’ora dopo la mezzanotte, Ducly Emile di Antey e Vittorio Mandinelli di Brescia, entrambi venticinquenni, persero la vita nella galleria di Hérin a causa delle esalazioni. La squadra era entrata per lo sgombero del materiale due ore dopo lo scoppio delle mine e rimase intossicata dai gas a metà tragitto. Solo con grandi sforzi le vittime furono portate all’aperto29

Nella galleria di Duerche, subito a valle del bacino di Maen, nella notte tra il 25 e 26 marzo 1926 morirono quattro operai (Frangipane Lorenzo, Tartaglia Bortolo, Olivetti Sebastiano e Zanetti Bortolo) e due vennero feriti a seguito dell’esplosione di una mina30.
Il 14 aprile 1926 quattordici operai vennero intossicati all’interno della galleria di Herin31.
Le Duché D’Aoste nell’edizione del 25 agosto 1926 si chiedeva se gli incidenti mortali nei cantieri Breda erano causa di imprudenza o del cattivo stato degli esplosivi: erano deceduti il caposquadra Antonio Bertoldi e Joseph Chatrian32
Il 3 ottobre 1926 infortunio mortale nella galleria di Crépin per Eugenio Ranzoni ventunenne di Cadera 33
Il 24 marzo 1927 una valanga scese dal Pancherot sopra Crépin uccidendo due operai (Giovanni Fabbri e Gerolamo Macri) che stavano lavorando allo scavo di una galleria. La Breda “assicurò dei bei funerali” ai defunti. 34
La strada
La Revue diocésaine d’Aoste nell’edizione del 23 novembre 1927 scrive che “La strada della Valle del Marmore è stata messa a dura prova di questi tempi. La Breda ha fatto salire alla centrale di Maen una enorme turbina, di un solo pezzo, del peso di 4000 miria35. Questa ardita operazione non ha impegnato meno di 15 giorni; sono stati necessari quattro grossi trattori e un centinaio di specialisti che hanno allargato e consolidato la strada nei passaggi più stretti” 36.
Il presidente del consorzio della strada Châtillon-Valtournenche rammenta in una lettera al giornale La Patrie Valdôtaine “tanto per la verità … la costruzione di più di 100 piazzuole di scambio eseguite completamente a spese della Società [Breda NdR] 37.

Le opere non realizzate
A Perrères era previsto un bacino settimanale da 150’000 m³, più del doppio del bacino attuale. La presa sul torrente Cheneil a quota 2271 m non venne realizzata e neppure il serbatoio di Torgnon da 980’000 m³ previsto a quota 1962 m nell’area SIC di Loditor.
Post del 19.07.2024 ultimo aggiornamento 22.04.2026
- Annibale Torrione, Il problema idroelettrico valdostano, pag. 15 – versione digitale disponibile qui[↩]
- testo non datato, si presume del 1946[↩]
- Annibale Torrione, Lo sfruttamento idroelettrico delle acque della Valle d’Aosta – versione digitale disponibile qui[↩]
- Sincronizzando rivista mensile di elettricità e varietà, febbraio 1924, ed. S.I.P. Società Idroelettrica Piemonte, Torino – versione digitale disponibile qui[↩]
- Il bacino di compenso della Centrale di Covalou era progettato per contenere 45’000 m³[↩]
- Andrea Vicquéry e Saverio Francesco Grosso, V.I.A. L.R. n° 12 del 26/05/2009, pag. 100 – versione digitale disponibile qui[↩]
- https://cordela.regione.vda.it/pubblicazioni/GiornaliRiviste/Le%20Mont%20Blanc/1938-09-16_Le_Mont_Blanc/index.html?p=1&z=1[↩]
- https://cordela.regione.vda.it/pubblicazioni/GiornaliRiviste/Augusta_Praetoria_Giornali/1940-08-21_Augusta_Praetoria/index.html?search=goillet&p=3&z=1[↩]
- Terna S.p.A., Studio sulle tecnologie di riferimento per lo stoccaggio di energia elettrica, pag. 4 – versione digitale disponibile qui.[↩]
- Angelo Steiner, Il calcestruzzo colato nella costruzione della diga di Cignana, in Annali dei lavori pubblici, vol. I, Ministero del Lavori Pubblici, Roma, 1927 p. 30 – versione digitale disponibile qui[↩]
- La curva di Fuller riduce al minimo le spazio disponibile tra gli inerti[↩]
- https://cordela.regione.vda.it/pubblicazioni/GiornaliRiviste/Le%20Duche%20d%27Aoste/1925-12-23_Le_Duch%c3%a9_d%27Aoste/index.html?search=goillet&p=1&z=1[↩]
- https://cordela.regione.vda.it/pubblicazioni/GiornaliRiviste/Le%20Duche%20d%27Aoste/1925-12-30_Le_Duch%c3%a9_d%27Aoste/index.html?p=1&z=1[↩]
- Sincronizzando rivista mensile di elettricità e varietà, gennaio 1929, ed. S.I.P. Società Idroelettrica Piemonte, Torino, p. 21 – versione digitale disponibile qui[↩]
- https://cordela.regione.vda.it/pubblicazioni/GiornaliRiviste/Le%20Mont%20Blanc/1927-07-22_Le_Mont_Blanc/index.html?search=goillet&p=2&z=1[↩]
- L’Elettrotecnica n. 4 del 5.02.1929 pag. 83 – versione digitale disponibile qui[↩]
- http://www.tottusinpari.it/2020/08/10/ricordo-del-re-del-cemento-armato-lingegnere-sardo-giovanni-antonio-porcheddu-a-160-anni-dalla-nascita-ittiri-26-giugno-1860-torino-17-ottobre-1937/[↩]
- Le Duché d’Aoste del 5.12.1923, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- Le Duché d’Aoste del 26.11.1924, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- Viola Luciano, Antey-Saint-André, Litografia Geda, Nichelino 2006, pag. 249[↩]
- Viola Luciano, Antey-Saint-André, Litografia Geda, Nichelino 2006, pag. 252[↩]
- Le Pays d’Aoste del 16.11.1923, pag. 3 – Versione digitale disponibile qui[↩]
- La Doire Baltée del 31.10.1924, pag, 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- La Vallée d’Aoste del 6.12.1924, pag. 3 – Versione digitale disponibile qui[↩]
- La Vallée d’Aoste del 27.06.1925, pag. 3 Versione digitale disponibile qui[↩]
- Le Mont Blanc del 22.05.1925, pag. 4 – versione digitale disponibile qui[↩]
- Le Pays d’Aoste del 9.10.1925, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- La Patrie Valdôtaine del 26.11.1925, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- Le Duché d’Aoste del 13.01.1926, pag. 2 – Versione digitale disponibile qui e La Patrie Valdôtaine del 7.01.1926, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- Le Pays d’Aoste del 9.04.1926, pag. 3 – Versione digitale disponibile qui e Le Mont Blanc del 2.04.1926, pag. 2 – versione digitale disponibile qui[↩]
- Viola Luciano, Antey-Saint-André, Litografia Geda, Nichelino 2006, pag. 253[↩]
- Le Duché D’Aoste del 25.08.1926, pag. 3 – Versione digitale disponibile qui[↩]
- La Patrie Valdôtaine del 7.10.1926, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- La Revue diocésaine d’Aoste del 30.03.1927, pag. 3 – versione digitale disponibile qui[↩]
- 1 miriagrammo, unità di massa non più in uso, corrispondeva a 10 kg, il macchinario pesava 40 tonnellate[↩]
- La Revue diocésaine d’Aoste del 23.11.1927, pag. 2 – libera traduzione di Gian Mario Navillod versione digitale disponibile qui[↩]
- La Patrie Valdôtaine del 4.03.1926, pag. 3 – versione digitale disponibile qui [↩]