Archivi categoria: Curiosità della Valle d’Aosta

Quando a Brusson mancavano le guide

In una lettera datata 30 maggio 1873 il sindaco di Brusson descrive il suo comune al comandante della nona compagnia alpina e conclude così la sua missiva: “In questo comune non vi è alcun corpo di guide costituito, ma il primo venuto è in grado di indicare i diversi sentieri che si utilizzano all’interno del comune e quelli che portano ai paesi vicini.”

Jean-Auguste Voulaz, Histoire de Papier, Musumeci Ed, Quart 2000, ISBN 88-7032-638-1, pag. 135

Agricoltura in Valle d’Aosta

A seguire le trasmissioni di Rai 3 regionale sembrerebbe che buona parte dei valdostani passi il suo tempo nei campi, ad allevare bestiame o a dedicarsi alla frutticoltura. In realtà non è così: il Programma Operativo Regionale 2007-2013 del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale approvato dalla Regione Autonoma della Valle d’Aosta e dall’Unione Europea fornisce alcuni dati interessanti sulla ricchezza prodotta in Valle. Continua la lettura di Agricoltura in Valle d’Aosta

La nazionalità del Monte Bianco

A quale stato appartiene la cime più alta dell’Unione Europea? Per gli italiani la cima del Monte Bianco è italo-francese poiché che si trova esattamente sullo spartiacque alpino. I francesi invece sostengono che essa è compresa interamente in territorio francese, posta a cavallo del confine amministrativo tra i comuni di Saint-Gervais e Chamonix-Mont-Blanc.

Le cartografie ufficiali a riguardo sono di scarso aiuto, per quella italiana la vetta è italo-francese, per quella francese la cima del Monte Bianco è interamente in territorio transalpino.

La questione nacque in seguito alla cessione di Nizza e Savoia alla Francia di Napoleone III da parte del Re di Sardegna Vittorio Emauele II, nel quadro degli accordi che portarono alla seconda guerra d’indipendenza.

Giova ricordare che già il trattato di Utrecht dell’11 aprile 1713 tra il Re Sole e Vittorio Amedeo II di Savoia fissò la linea di confine sullo spartiacque alpino (art. IV “… et tout ce qui est à l’eau pendente des Alpes du costé du Piemont … de manière que les sommités des Alpes … servoront à l’avenir de limite entre la France, le Piemont …” “e tutto quanto sia bagnato dalle acque che scorrono dalle Alpi al Piemonte … in maniera che le sommità delle Alpi … serviranno in futuro da confine tre la Francia, il Piemonte … “)

La carta allegata al trattato del 1862 con il quale il Re di Sardegna cedeva Nizza e la Savoia all’Imperatore Napoleone III è tutt’ora conservata nell’Archivio di Stato di Torino ed è stata riprodotta nella accurata ricerca di Laura e Giorgio Aliprandi sulla cartografia delle grandi Alpi. Essa pone la cima del Monte Bianco indiscutibilmente sulla linea di confine. Tale documento, sottoscritto dai rappresentati di entrambi gli stati dovrebbe risolvere definitivamente la questione, anche perché l’altra copia della carta allegata al trattato, conservata negli archivi francesi, sembra non sia al momento reperibile.

Sulla storia della frontiera franco-italiana vedasi la pagina dedicata alla storia della frontiera sul Monte Bianco su Wikipedia.

Testimonianza di P.M. raccolta il 3.01.2014

Soldati italiani in armi sulla vetta del Monte Bianco. Primo a dx: S. Ten. Pierino Mattio.
Soldati italiani in armi sulla vetta del Monte Bianco. Primo a dx: S. Ten. Pierino Mattio.
Tesserino della Scuola Militare Alpina di Aosta del Sottotenente Pierino Mattio.
Tesserino della Scuola Militare Alpina di Aosta del Sottotenente Pierino Mattio.

Il mio papà ha sempre saputo che la cima del Monte Bianco è metà italiana e metà francese. Nel 1955 era sottotenente alla Scuola Militare Alpina di Aosta e in quegli anni i soldati erano saliti sulla cima del Monte Bianco con le armi, cosa che non avrebbero potuto fare su di una montagna interamente francese.

Laura e Giorgio Aliprandi, Le grandi Alpi nella cartografia 1482-1885 vol. II, Priuli e Varlucca Editori, Scarmagno 2007, ISBN 978-88-8068-377-3, pag. 159 e segg.
Henri Vast, Les grands traités du règne de Louis XIV., Alphonse Picard et Fils ed., Paris 1899, documento consultabile a questo indirizzo:http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k96031j.image.r=traite+de+utrecht+savoie.f134.langEN

L’utilizzo del tutolo alla maniera di Fenis

Nell’ultima fatica letteraria di Alexis Bétemps è possibile cogliere i frutti di una ricerca etnografica durata una vita, tanto più preziosa perché raccolta dal di dentro, in parte sulla propria pelle.

Il testo scritto in lingua francese tratta del rapporto tra le piante e gli uomini, ogni tanto tra le pagine trova spazio un po’ di poesia e traspare qua e là l’arguzia e la bonomia di un valdostano colto: “Un’erba, verde nel verde, non è percepita spontaneamente dell’occhio se non è precedentemente conosciuta, e dunque se le è stato dato un nome. Se i loro nomi sono dimenticati le diverse conifere diventano semplicemente alberi: il paesaggio di appiattisce, diventa uniforme e la varietà infinita della natura è mortificata.

A pagina 101 viene rivelato l’uso curioso che si faceva un tempo in Valle d’Aosta del tutolo della pannocchia: “Ognuno ne aveva uno per il suo uso personale. Lo si strofinava tra le due chiappe e lo si infilava, in alto, tra due assi del gabinetto in legno. … La volta successiva, per utilizzarlo, si girava di un quarto il cilindro e si usava la parte pulita.

I più educati non utilizzavano il tutolo più di quattro volte; dopo averlo accuratamente girato, lo gettavano tra le due assi perché marcisse nella cacca. Vi erano persone che utilizzavano lo stesso tutolo cinque o sei volte. … Per gli uni si trattava di persone maleducate, per altri di persone previdenti.

Tratto da: Alexis Bétemps, Des plantes et des hommes, Priuli & Verlucca editori, Scarmagno, 2012, ISBN 978-88-8068-612-5, pagg. 16, 101. Traduzione italiana di Gian Mario Navillod.