Alveo in ferro del Ru de Serve – foto di Gian Mario Navillod.
Il Ru de Serve derivava le acque del Torrente Grauson e attraversando boschi e pascoli le portava nei pressi dell’alpeggio di Serve. Gli escursionisti esperti possono seguire il vecchio alveo dalle case di Pianos alla presa facendosi largo tra la vegetazione che nasconde gli argini per lunghi tratti, La parte finale attraversa una parete di roccia ed è al momento impercorribile.
Sentiero lungo il Ru de Crépin – foto di Gian Mario Navillod.
Passeggiando lungo il Ru de Crépin si attraversano zone umide dove la vegetazione erbacea prospera e macchie di larici dalle forme curiose che in estate accolgono gli escursionisti nella loro ombra discreta. Malgrado il forte investimento per rinaturalizzare il ru alcuni tratti restano asciutti. Da non perdere la visita alla grotta delle Busserailles.
Castello di Cly dal Ru Marseiller – Foto di Gian Mario Navillod.
Il castello di Cly, a partire almeno dal XIV secolo, era dotato di acqua corrente. Circa seicento metri di tubi di legno incastrati l’uno nell’altro portavano l’acqua dalla sorgente posta sul fianco della valle al cocuzzolo dove sorge il castello tramite un sifone profondo una ventina di metri1.
Di conti della castellania di Cly pubblicati da Ezio Gerbore2 risulta che nel 1378 vennero scavate trecento tese di fossato “trecentum teysarum fossatorum factorum pro fonte conducendo in castro domini Cly” per la posa dei bornelli ricavati da cinquecento tronchi di pino silvestre “quingentorum tronczonorum deysie pro faciendo bornellos ad ducendum aquam”
Post del 17.03.2021 ultimo aggiornamento 26.09.2021
Ezio Gerbore, Quelques particularités sur l’utilisation des eaux dans le moyen age valdotain, Saint-Nicolas, 2001, versione digitale disponibile qui[↩]
Ezio Gerbore, Bruno Orlandoni, Il Castello di Cly, Le Chateau Edizioni, Aosta 1998, ISBN 88-87214-13-1, pag. 73 e segg.[↩]
Almeno una volta la costruzione di un ru non riuscì al primo colpo. Scrive Ezio Emerico Gerbore che nel 1459 il conte Giacomo di Challant accusò i costruttori del Ru Courtaud di aver travalicato la concessione fatta nel 1393 da Ebalo di Challant e di aver edificato due canali al posto dell’unico autorizzato.
Castello di Nus visto dal Ru du Château – foto di Gian Mario Navillod.
Il Ru du Château derivava le acque del Torrente Saint-Barthélemy ad una quota di circa 770 metri e, come risulta dalle mappe catastali, le portava fin sopra il villaggio di Plane dove finiva in corrispondenza della mulattiera che sale a Petit-Fénis.
Nelle notizie locali di Le Mont Blanc del 7 luglio 1905, accanto al resoconto del passaggio della prima autovettura sulla carrozzabile del Gran San Bernardo si dava conto di un problema di moralità e igiene pubblica.
Archi del Ru du Pan Perdu di Antey – foto di Gian Mario Navillod.
Questa passeggiata che si svolge in buona parte all’ombra di un bosco di latifoglie porta ai piedi di uno dei pilastri principali del Ru du Pan Perdu, il canale irriguo lungo una dozzina di km che portava le acque del torrente del Petit-Monde fino ai pianori aridi del comune di Verrayes.
Focolare dell’Alpe Chavacour di Torgnon – foto di Gian Mario Navillod.
In Valle d’Aosta è possibile toccare con mano l’evoluzione che c’è stata nella gestione del fuoco, dalla tecnica più primitiva del focolare aperto a quella più moderna della stufa ad accumulo.
Attraversamento del Ru de Pessoneille di Pontey – foto di Gian Mario Navillod.
Lungo il Ru de Pessoneille di Pontey si scopre una piacevole passeggiata a bassa quota. Si cammina all’ombra di un bosco dove predomina il castagno. Tre brevi salite separano i tratti in falsopiano, al ritorno chi desidera prolungare l’escursione può proseguire lungo la pista della salute.
Saracinesca del Ru Bourgeois 1 – foto di Gian Mario Navillod.
Il primo tratto del Ru Bourgeois è riservato agli escursionisti esperti perché la vegetazione ha invaso la pista di servizio e in alcuni tratti, a causa del cedimento del terreno, ci si trova a camminare in equilibro sull’argine a valle largo appena una ventina di centimetri.