Una delle macine del mulino di Chamois prima del restauro – Foto di Gian Mario Navillod.
Alzate gli occhi. Dall’altra parte del torrente, sopra le case vedete che il fianco della montagna alterna tratti più ripidi a tratti meno inclinati, è il segno che un tempo questa porzione di territorio era tutta coltivata, soprattutto campi di cereali che non hanno bisogno di irrigazione e che trasformati in pane erano la riserva alimentare che permetteva alle famiglie di Chamois di superare la brutta stagione.
Il Tantané e la parete rocciosa della Beurta Teta, la Brutta Testa di La Magdeleine – Foto di Gian Mario Navillod.
La pareidolia (dal greco εἴδωλονèidōlon, “immagine”, con il prefisso παρά parà, “vicino”) tende a ricondurre a forme note degli oggetti o profili dalla forma casuale. Continua la lettura di Pareidolia in Valle d’Aosta→
Negli anni cinquanta del novecento in inverno in casa Mannoni si mangiava polenta e uccelli tre quatto volte la settimana. Pettirossi, cinciallegre, fringuelli cardellini uccisi con le trappole o presi a fucilate si appendevano per il becco all’aperto dove il gelo invernale li conservava fino al momento di utilizzarli in cucina. Lepri, tassi e scoiattoli si mangiava a settembre mano mano che venivano cacciati. Le cosce della volpi erano molto apprezzate tanto da essere spacciate per cosce di lepri1. Si raccoglievano anche i gamberi di acqua dolce e le rane da friggere in padella.
Renato Mannoni, Il bambino che diventò cavatore, Tipografia Duc, Saint-Christophe, 2011, ISBN 978-88-87677-56-0, p. 32[↩]
“C’è solo da augurarsi che il grande Santuario possa un giorno ripopolarsi di visitatori, seguendo i tracciati da realizzare e percorsi organizzati per turisti, al fine di permettere visite di comitive … nella nuova luce di un passato che non poteva più continuare a rimanere nascosto sotto la vegetazione in un silenzio … di tomba“1
Le macine della Valmeriana – Foto di Gian Mario Navillod.
Le macine della Valmeriana sono ricavate dalla pietra ollare, una pietra che prende il nome dal latino “olla“, pentola, perché è stata utilizzata sin dalla preistoria per realizzare oggetti che resistessero al calore come pentole, stufe2 e stampi per le fusioni. Grazie alla sua bassa durezza e alla facile lavorabilità in antichità sono stati costruiti persino dei bracciali in pietra ollare3. Continua la lettura di Le macine della Valmeriana→
Mario Catalano, Santuario astronomico delle ruote cosmiche in Val Mariana, Diffusioni Grafiche SpA, Villanova Monferrato, 2002, pag. 10[↩]
Nel 1838 il comune di Champorcher affidò all’artista Perruchon la costruzione di una stufa in pietra ollare per scaldare la scuola e la sala del consiglio – in Fausta Baudin, Champorcher la storia di una comunità dai suoi documenti, Arti Grafiche Duc, Aosta, 1999, pag. 204[↩]
Paolo Castello, Stefano de Leo, Pietra ollare della Valle d’Aosta: caratterizzazione petrografica e inventario degli affioramenti, cave e laboratori in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, 2007,18, Aoste, versione digitatale disponibile qui. – Pag. 53[↩]
Ghiacciaio di Laveciäu sulla via normale al Gran Paradiso – Foto di Eric Navillod.
Salire di quota non è solo viaggiare nello spazio, è anche un viaggiare nel tempo, e viaggiare nel tempo è uno dei desideri più forti che abbiamo nel nostro cervello. Continua la lettura di Pensieri in alta quota→
Monte Cervino e bacino per l’innevamento artificiale al Colle Nord delle Cime Bianche – Foto di Gian Mario Navillod.
John Ruskin, autore delle celebrata descrizione del Cervino come il più nobile scoglio d’Europa: “but it is somewhat curious that the most noble cliff in Europe which this eastern front of the Cervin is I believe without dispute1” (ma è alquanto curioso che il più nobile scoglio d’Europa, qual è il versante est del Cervino, credo senza contestazione, …) in gioventù non lo apprezzò particolarmente: “Il Cervino ricordava troppo un obelisco egizio per piacermi2”.
Spizzicando tra i verbali del Consiglio Valle, il nome che i valdostani danno familiarmente al Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, ci si può fare un’idea di come è nata la funivia di Chamois che collega il comune più alto della Valle d’Aosta alla carrozzabile per Cervinia.
Lungo la Via Francigena – Il forte di Bard – Foto di Gian Mario Navillod.
Nel maggio 1800 il giovane Stendhal, allora diciassettenne, bivaccò sotto il Forte di Bard con il capitano Burelviller dell’Armata di Riserva di Napoleone.